![]() |
|
#giovedì, 03 aprile 2008
alessandra flies away in 19 daysci sono persone che si accontentano e persone che non si accontentano mai. in tutti e due i casi c'è sempre qualcosa che manca, sempre un motivo per essere un pò insoddisfatti. io, senza che ci rifletto neanche un pò, so di appartenere alla seconda categoria. questo blog, la sua padrona con la sua piccola laurea, il suo piccolissimo inglese e il suo affascinante compagno di viaggio, fanno RESET e ripartono da Londra, tra pochi giorni. e per il momento, è tutto. #lunedì, 29 gennaio 2007
bacelona, in love fore avere due buoni motivi per tornarci, con un biglietto di sola andata. ![]() ![]() #venerdì, 10 novembre 2006
meglio che al parco giochi
#lunedì, 06 novembre 2006
baglioni e lo scongelamento l'ultima volta che avevo sentito la voce di baglioni risaliva alla quarta ginnasio, tante gonne lunghe, borse sdrucite e delusioni esistenziali fa. lui non s'era manco fatto il lifting e probabilmente portava ancora i capelli ricci e gonfi come un cantante raggae. mamma cantava poster mentre puliva il bagno e io registravo amore bello dalla radio mentre scrivevo letterine d'amore mai consegnate ad un fidanzato che ignorava di esserlo.poi, all'epoca della contestazione, insieme ai reggiseni e ai cerchietti per i capelli (chi non se li ricorda, vecchie canaglie appuntite) bruciammo i nastri di baglioni, morandi, barbarossa, venditti, zero, e battisti si salvò in corner perchè era appena passato a miglior vita. quando all'università tutto ciò che era di sinistra dovette sembrarci molto figo, gli unici italiani che resistettero aggrappati unghie e denti furono guccini e de gregori, e le sue foto in cui sorrideva e non guardava, che si potevano sempre rispolverare quando la conversazione si impantanava. parecchio tempo dopo mi sorpresi a cantare a memoria avrai nella macchina di cognatomaranese, e a scoprirne parole e immagini che mai a tredici anni avevo immaginato esserci. con ancora più grande sorpresa notai collegaacida sbrinare gli occhiali e canticchiare quello stesso mp3 che avevo poi scaricato, e che per chissà quale motivo era saltato nella serissima playlist work. non osai sfidare la sorte cercando di capire quale prodigio della musica leggera aveva permesso lo scongelamento di collegaacida. fatto sta che dopo quel giorno mi ha addirittura insegnato un comando di autocad per i retini eccezziunale veramente, e senza neanche chiedere denaro in cambio. ecco perchè mi sembrò una buona idea comprare due biglietti per il concerto di caludio baglioni dell'altro ieri, e trascinarla a mangiarsi un emozione insieme a me e ai quattrocento cugini di cognatomaranese. stamattina, mentre pulisco il cesso con mastrolindo bagno e igiene che mamma dice che fa portenti ma a me sembra solo un'altro detersivo per il cesso, accendo il mediaplayer e metto su avrai. questa volta è mamma, seduta a letto nell'altra stanza, che mi sente cantare da lontano avrai ricordi ombrelli e chiavi da scordaree. e chissà che cosa pensa intanto. #martedì, 24 ottobre 2006
c'è un mare di velluto ed una palma e tu che sogni di fuggire via![]() 1 torno da venezia infreddolita e intristita, con i capelli crespi dell'umido appiccicoso dei canali, i piedi gonfi dell'arsenale e dei giardini della biennale, gli occhi pieni di colori, ma di idee poche, e le uniche che mi ispirano risalgono a 70 anni fa. appendo la sciarpetta da architetto in trasferta, rimetto la maglietta di cotone, e decido che venezia sì, ma una volta ogni due anni basta e avanza 2 torno da venezia con due chili in più per le sei ore in vineria e le bruschette alla crema di baccalà 3 torno da venezia e trovo per la prima volta il modo di comunicare con la collega acida: mi converto al claudiobaglionismo per canticchiare con lei invece che scambiarci acidità gratuite e nascondere i blocchi di autocad che non vogliamo passarci 4 torno da venezia ed eleggiamo "avrai" a inno dello studio 5 torno da venezia e le facce da funerale a lavoro mi spiegano che sono le facce di chi non ha i soldi per pagarti a fine mese ("avrai"). mi guardo allo specchio e riconosco per la prima volta quella rughetta al centro della fronte. realizzo che ricorderò sempre che oggi è il giorno che è apparsa 6 torno da venezia e voglio fare la tosta, ma mi mancavano persone, classiche e inaspettate 7 torno da venezia e avevo telefonato ad un amico per il suo compleanno per la prima volta. ma forse era anche l'ultima biennale RANDOM
#venerdì, 08 settembre 2006
rallentamenti a tratti per sfuggire al tasso di umidità 98%, alla cena di domani coi colleghi impiegati statali dei miei, all'ici, l'iva, i codici fiscali e i buoni pasto, mi imbarco nella salerno-reggiocalabria.sono proprio disperata #mercoledì, 11 gennaio 2006
tutti quelli che partono tornano chiariamo subito una cosa: non sono stata a perugia, ma al polo nord. altrimenti come si può definire un posto dove non puoi uscire di casa con le tue belle calze colorate senza rischiare un congelamento ai polpacci? polo nord.ecco quindi un problema con il quale non avevo fatto i conti nei miei sogni di fuga: il comgelamento ai polpacci. il weekend è filato via liscio e velocissimo: superfluo sottolineare le meraviglie dell'umbria, regione dove ogni sputo è ingentilito dalla cura e dalla manutenzione di uno skyline medievale imbalsamato tanto quanto basta per non sembrarlo. ah, si mangia da dio, in umbria: pasta callosa ancora gialla di farina e uova, vino nero, e funghi come meloni, e olio, a fiumi. il fidanzato mi ha regalato un altro di quei completini da bimba sexy e innocente che tanto non mi donano, io che sono femmina fatale nell'anima. appendo le autoreggenti al chiodo, ma in compenso posseggo una culotte con pinguini stampati a brillantini e una canottierina con tanti fiorellini rosa pesca che non sono niente male. sono a metà della mia prima vera settimana di lavoro, il lavoro che mi ha trapiantato definitivamente e inesorabilmente al vomero: proprio io, che ero femmina di centro storico (oltre che fatale) ho dovuto capitolare dinanzi ai saldi di promod e all'apertura 24h su 24 di fnac. ho scelto il mio sottopassaggio preferito della metropolitana di piazza vanvitelli e ora uso sempre quello, affinchè il mio bisogno di certezze nella vita sia completamente appagato da questo quotidiano gesto ed eviti di rompere le palle altrove. ogni mattina prendo via scarlatti e guardo in fondo in fondo, dove gira via cilea, e penso che se non ci fosse quell'orribile palazzo arancione che chiude il fondale addirittura vedremmo il mare laggiù. allora per dispetto prendo la strada a lato e scendo di fianco al villino liberty che sta in ristrutturazione, chè non si sa mai becco un operaio che sistema gli stucchi, o una finestra finalmente aperta a vedere l'interno. ritorno sulla strada principale e imbocco il vicoletto, dove mi fermo a comprare al tabacchi l'essenziale alla sopravvivenza in uno studio di architettura dove non è prevista neanche la pausa pipì e se ti distrai è già sera e non hai neanche fatto colazione. nella strada che dal portone conduce al villino - umile dimora dell'archicapo#4 - finalmente il mare si vede davvero. metto le mani in tasca, chè il freddo sale dapertutto, e cammino piano - perchè questo momento me lo voglio godere - con un gruppetto di gatti al seguito. #sabato, 01 ottobre 2005
lascia che sia, come vorrei, ogni mio istante #lunedì, 12 settembre 2005
solo per dirvi che se a qualcuno venisse in mente di venirmi a trovare questa settimana sono qui, nella sezione ricerche storiche. specialmente tarè, che sta vicina vicina ed è anche archignocca. a proposito, qualche anima buona potrebbe dire al mio fidanzato (se magari lo becca in messenger) di controllare la sua mail (goljadkin@hotmail.it)? ciruzzo dico specialmente a te che stai semp a perdere tiemp su msn. ah, a proposito, prendo il mio primo aereo dopo aver visto l'11 settembre, dopo aver visto Lost, dopo aver visto agosto 2005. quindi ci tengo a precisare che se mi viene un infarto sono ampiamente giustificata. a presto. #sabato, 27 agosto 2005
parakalo'cari amici di blog, vi scrivo da questo internet point di zingari e di giostrai (come qualcuno suggerisce qui alle mie spalle) nel bel mezzo dell'arcipelago delle ionie, per la precisione dall'isola di lefkada, solo per salutarvi. aggiungerei inoltre che, ora che ci faccio caso, non ho idea di perche' sono venuta ad aggiornare il blog con una tastiera che non contiene neppure la e con l'accento. a presto, e saluti pure da pinuccio. #domenica, 14 agosto 2005
ti sto aspettando, ma mi avvio #lunedì, 11 luglio 2005
a bolsena c'erano le papere nessuno sa dove si trovi bagnoregio prima di andarci. lazio? toscana? umbria? se non fosse per il dialetto romanesco ci sarebbe da scommettere sulle campagne umbre, ma. bagnoregio in realtà è il baricentro di un triangolo che accarezza tutte e tre le regioni, un triangolo delle bermuda senza tempeste magnetiche, ma tempestato di girasoli. la strada per buonasera è un'interminabile nastro di asfalto che cuce fazzoletti ordinati di fieno: giallo e verde (brasiliano, quasi), e qualche macchia di marrone tufo vulcanico. quando apro il finestrino mi accorgo che lasciare pantaloni e magliettine di filo a casa perchè tanto è estate non è stata proprio una buona idea, e mi pento di tutte le volte che ho sfottuto mia madre quando si portava le coperte di lana nel campeggio sul mare. l'agriturismo è un casale di tufo con le travi in legno a vista e le tavelle di argilla appoggiate sopra. e io non avevo mai visto delle vere travi di legno a vista, se non nelle case dei camorristi che le azzeccano sul soffitto perchè fa più rustico (e qui parte la serie di "e io non avevo mai visto" che, povera me, piccola pulce senza esperienza, sarà lunga). l'agriturismo poi non è un albergo (e qui scatta il coro di ooooooh di stupore, ma io non c'ero mai stata, tzè), nel senso che ti apre la porta una signora in prendisole con una bimba di un mese in braccio e ti dice: ah ciao, com'è andato il viaggio? scusa io vado un attimo dellà, vai pure a farte una doccia. e subito ti viene spontaneo di chiamarla zia. la zia sorride sempre, anche quando non capisce qualche termine che mi faccio scappare tipo "ciaciare" o "checazzo" e il fidanzato si nasconde facendo finta di non conoscermi. forse sorride troppo e pensi che anche quello è compresso nel prezzo, ma fai finta di credere che sia stata folgorata dalla vostra incontenibile simpatia. il marito della zia, zio, ci serve una cena condita di un amabile conversazione, tutto con ingredienti di produzione propria. alla quinta portata ti sfiora il dubbio di trovarti in un film horror di second'ordine, dove hanno messo a ingrassare le vittime prima di farle a pezzetti e servirle ai prossimi clienti: ma la famiglia del casale bianco ti serve un ultimo dolce di crema e ricotta che solo delle mani angeliche hanno potuto preparare, e ti augura la buonanotte. l'unico particolare inquietante della serata è il ritorno in camera: la figlia maggiore dello zio ferma la porta con una mano mentre stiamo per chiuderla e sussurra: io vi ho visto. ci ho messo ore per calmare il fidanzato che, come posseduto, chiudeva tutte le finestre a chiave, nacondeva le serrature con gli asciugamani della doccia e giurava di aver visto due ufo passare proprio sulle nostre teste. la mattina seguente andiamo a verificare la balneabilità del lago di bolsena. ci sediamo sulle rive nei pressi di montefiascone, confondendoci tra i pescatori con le canne da pesca ipertecnologiche che fanno bip quando prendono un pesce e poi lo tirano su e poi forse lo cucinano pure, e facciamo il bagno un pò più in là, verso marta. devo ammettere che nessun mostro marino mi ha azzannato, e leccarsi il braccio bagnato senza sentire sapore di sale è un'esperienza decisamente da provare. le papere piccole che seguono la papera grande poi, ti catapultano direttamente dentro alice nel paese delle meraviglie. sulla strada del ritorno, a roma, respiriamo finalmente un pò di sana e familiare afa cittadina. faccio giusto in tempo a sbirciare l'auditorium di renzo piano dall'auto, ma me lo vedo sfuggire via senza poterlo accarezzare, un pò come la chiesa di michelucci sull'autostrada (e mi perdoni l'anima di michelucci per il paragine ardito). ennio e cristiano ci portano in giro attraverso l'itinerario del turista romano doc: nel tentativo di buttare i miei miseri 5 cent nella fontana di trevi impiego 15 minuti solo per attraversare la calca di giapponesi. e mi scordo pure di esprimere il desiderio: ma non lo dite a ennio, se no mi enumera tutte le sciagure che seguiranno questo gesto insano. la giornata si conclude come era prevedibile: tutti e 4 seduti in via delle vergini, un pò dopo la sede di forza italia, a sfogliare un libro di foto erotiche anni 50 e giocare a chi trova prima il culo con più cellulite. mi addormento in macchina e mi sveglio appena arrivati a casa, al suono tanto familiare dei fossi sull'asfalto della circumvallazione esterna. album fotografico qui. #sabato, 04 giugno 2005
bologna/napoli: scopri le differenze
|