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*ESAME DI STATO*

#venerdì, 23 ottobre 2009
How are u doing?

Sono passati quasi due anni e continuo a sentirmi una straniera, ogni volta che mi accorgo di essere ancora capace di abbinare i colori dei vestiti.
Gli inglesi mi sembrano delle creature odd e affascinanti, e vorrei raccontare che un sacco di luoghi comuni su di loro sono sbagliati, che sorridono e ridono (di quel loro umorismo becero, ma pur ridono) e raccontare di come non è vero che a londra piove sempre e di quelle giornate di sole al parco sotto l'ombra dei fiorellini, che fanno impallidire le passeggiate a mergellina.
Raccontare delle pedalate col fiume su due lati e il tramonto rosa viola, delle mattinate verso lo studio, con l'ipod nelle orecchie e il cappuccino caldo in mano e la gente che ti calpesta correndo, di tutti gli how are u doing del mondo, del fatto che a nessuno mai interessa la risposta a questa domanda.
Di tutti i masterplan e le building regeneration e le presentation e le richieste celate da duemila plaese, would you mind, e could you please che in realtà significano do it, and do it now.
Raccontare della mia casetta minuscola col legno caldo per terra e il letto affianco al finestrone da cui si vede il pub e la gente che ride forte il sabato sera (mortacci loro). delle volpi e degli scoiattoli che ti attraversano la strada la sera tardi, e degli odori mischiati di tutti i cibi del mondo (anche di scoiattoli arrosto, penso).
della gente che viene e che va (comunque ballando), e che ti trasmette costantemente questo senso di instabilità.
londra mi ha regalato la mia prima vita vera, la mia prima convivenza, le mie prime paste al forno con le polpette non bruciate, e per tutte queste cose gli voglio un sacco di bene.

Disse lei, accingendosi a spendere una botta di denari per spostare il biglietto di ritorno da Napoli di due giorni.
di camilla, diario, londra - 02:14 | link | commenti (4)


#mercoledì, 19 novembre 2008
sheet.

Come segno di protesta contro la velocità forsennata di londra, questo blog diventa sempre più lento e sciatto, perché da qualche parte bisognerà pur sfogare la propria natura.
Sono sopravvissuta ad altri due mesi di fiumi di gente che ti cammina addosso per le vie tempestose della metropolitana e ai suoi 40 gradi all’ombra, quindi posso dire di essere una donna ancora più forte e adulta adesso. Sono diventata bravissima a posizionarmi nel posto giusto per soffiare il posto a sedere alle bruttone malvestite inglesi e ad ingorare le bruttone malvestite incinte perché se lo meritano se pensano che prendere la tube a londra quando sei incinta sia una buona idea o al massimo lo sia mettere le scarpe marroni con la giacca nera e la gonna blu.
Londra è spietata, per sopravvivere bisogna diventare più cattivi di lei e io questo germe ce lo avevo già dentro quindi, don’t panic.
La news più importante è che a londra c’è la recessione, direte voi che novità. Eh no, perché noi
abituati alla costante crisi economica e disoccupazione italiana sottovalutiamo che qua prima della recessione lavoravano cani e porci, e se non sapevi parlare inglese faceva niente, chè si poteva sempre comunicare a gesti e pernacchie.
Adesso si licenzia così, da un giorno all’altro.
Il mio capo che sta con le pacche nell’acqua però ha deciso per me una soluzione più soft e meno traumatica così ha detto che mi presta ad un altro studio per qualche tempo.
Ricapitolando non perderò lavoro né stipendio, ma sarò shared, finchè qualcun altro vorrà borrow me (parole sue). In pratica tra me e un pacco postale l’unica differenza è che lui non parla (ah no, giusto. quindi nessuna differenza).
Ma insomma che ce frega che ce mporta? Stiamo a londra paisà! Il venerdì ci facciamo 20 pinte coi colleghi e il mondo ci sorride.

Vi lascio con alcune perle di lingua inglese vissute sul campo:

01. attraversando la strada, grido ad una macchina che mi stava per investire fuck you (sempre una princess) e il conducente mi risponde (giuro) un grammaticalmente fantastico fuck you too.

02. uno dei problemi della lingua inglese è che quando ti dicono grazie tu devi rispondere y o u – a r e – w e l c o m e, così nel tempo che ci impieghi per dirlo l’altra persona magari è andata in pensione o passata a miglior vita. Così avevo avuto l’idea geniale di abbreviare il tutto in un laconico welcome.
Mi sono sentita dire - accompagnato da grugnito di disapprovazione - “oh my god darling, welcome sounds so lazy
Così oltre ad essere italian, crazy, e woman, mò so’ pure lazy.

03. in inglese foglio (sheet) e merda (shit) si pronunciano esattamente nello stesso modo, a parte un movimento di lingua carpiato che solo gli inglesi sono geneticamente predisposti a fare.
Gioco: adesso provate venire a lavorare in uno studio di architettura a Londra e non far ridere i colleghi ogni 20 secondi.

Sono fantastici o no??
Take care, amiSci.
di camilla, diario, londra, work - 20:44 | link | commenti (3)


#martedì, 16 settembre 2008
buonasera amiSci della notte

quando un giorno sta per finire e ancora devi lavare i piatti, e un altro giorno sta per iniziare. un giorno nuovo per lavorare, fare figure di merda con l'inglese, amare, sognare...
qui LONTRA, 12 gradi celsius e niente pioggia, quindi non ci lamentiamo.
in barba al casino galoppante della stanzulella rossa, io scrivo sul blog.

io poi c'ho quest'altro collega inglese, ma proprio inglese inglese, che come tutti gli inglesi si toglie le scarpe e fa i rutti mentre lavora, ma poi dopo dice excuse me e alle 5 si beve il tè di merda col latte. lui però è simpatico e fa sempre le battute su di me, e mi chiama crazy italian woman. e io lo chiamo wanker trump, ma lui si chiama Jonathon con la O.
stamattina a lavoro la vibrazione del mio cellulare rompe il silenzio tombale scandito solo dal ticchettare delle tastiere, e io come al solito mi alzo per andare a rispondere sul pianerottolo. mentere sgattaiolo fuori furtivamente, all'improvviso Jonathon urla a diecimila decibel "PROOOOOONTUOOOOO" nel suo accento assurdo, e tutti - inglesi, tedeschi, polacchi, francesi e giapponesi - inziano a ridere per due ore.
ecco queste cose qua per esempio a me piacciono un sacco di londra.
un altra cosa che mi piace un sacco di londra è che è vero che qui siamo in un mondo evoluto.
nei giorni scorsi sono andata in giro a cercare materiale per plasticodimmerda che stavo costruendo allo studio. ho trovato degli shops enormi, specializzati solo in models, che vendevano personcine, alberini, pilastrini, automobiline, e tutte le ine possibili, a qualsiasi scala, di qualsiasi materiale. e io ho spalancato gli occhi grandi grandi e ho pensato: se stavo a napoli mi mannavano a quel paese solo se chiedevo se c'avevano un pò di balsa.
allo stesso modo esistono bookshop di due piani che vendono solo libri di architettura... e sto parlando solo del campo che mi interessa, ma sono certa che chiunque qui può trovare il suo personale paradiso.
il suo paradiso dal cielo plumbeo, ma pur sempre il suo paradiso personale.

e poi volevo solo dire che sabato sera tornando a casa sono passata sul jubilee bridge e c'era il big ben tutto allummato e il london eye che girava piano, e tutte le barchette coi ristorantini che sbrilluccicavano, insomma tutte queste cose tamarre qua. e io mi sono fermata e ho pensato che ero proprio contenta in quel preciso momento, e che forse sì, sto facendo la cosa giusta, nel momento giusto.
ma poi chissà.

buonanotte amisci della notte, i miei piatti sporchi vi mandano tanti calorosi saluti.
di camilla, londra, work - 23:52 | link | commenti (7)


#martedì, 09 settembre 2008
welcome back

la cosa che odio di londra è che la maggior parte della gente è un pò una merda. a parte questo, e i 15 gradi celsius in meno rispetto all'italia, direi che il resto è fantastico.
quando domenica sono tornata dall'aeroporto, col musetto un pò da gattina bagnata, ho trovato ad aspettarmi a casa una situazione da trailer di film horror: qualcuno aveva tagliuzzato metà delle mie scarpe e le aveva gettate simpaticamente nel giardino, dove hanno avuto tutto la settimana per fare infusioni di pioggia bastarda londinese.
no, dico: GIURO.
ora io non lo so a quale dei miei flatmates ho fatto qualche sgarro, ma niente sembra giustificare una tortura così tremenda alle mie (ex) preferite scarpette rosse.
non mi meraviglierei domani di trovare un orecchio del gatto di peluche dentro una busta con una richiesta di riscatto di 20 pounds.

e la salute, l'amore, il lavoro?
troppo difficile riassumere tutto in poche righe.
sono due giorni che sto facendo il plastico di un progetto, io da sola nella sala enormissima dei meeting, dove se sposto un attimo la sedia il rumore rimbomba per cinque minuti, senza contare che avevo imparato a fare i 3d apposta per non dovere mai più avere a che fare con polistirolo balsa e colla. i miei commenti sarebbero quindi falsati da questa frantumazione di coglioni che dura da due giorni.
voglio spendere solo una parola sul collega thomas, detto anche bumbulone, al quale stamattina ho chiesto aiuto quando autocad aveva deciso di nascondere per sempre tutte le barre degli strumenti esistenti nell'universo. mentre il capo aspettava il disegno picchiettando silenziosamente e altrettanto pericolosamente il piedino sulla moquette, thomas mi ha risposto "mh, don't know, weird" prima di rigirarsi velocemente verso il suo monitor.
nello studio a napoli si sarebbe aperto un forum sulla stranezza dell'oggetto computer, qualche malaparola, e qualcuno avrebbe probabilmente tentato di tirare fuori la piccerella dai guai. a londra no, però a fine mese ti pagano.

that's all for now.



p.s.
questo blog è così vecchio, e io non mi ci riconosco proprio più.
però è bello ritrovare tutti quanti qui, dove li avevo lasciati
di camilla, londra - 23:00 | link | commenti (3)