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*ESAME DI STATO*

#venerdì, 23 ottobre 2009
How are u doing?

Sono passati quasi due anni e continuo a sentirmi una straniera, ogni volta che mi accorgo di essere ancora capace di abbinare i colori dei vestiti.
Gli inglesi mi sembrano delle creature odd e affascinanti, e vorrei raccontare che un sacco di luoghi comuni su di loro sono sbagliati, che sorridono e ridono (di quel loro umorismo becero, ma pur ridono) e raccontare di come non è vero che a londra piove sempre e di quelle giornate di sole al parco sotto l'ombra dei fiorellini, che fanno impallidire le passeggiate a mergellina.
Raccontare delle pedalate col fiume su due lati e il tramonto rosa viola, delle mattinate verso lo studio, con l'ipod nelle orecchie e il cappuccino caldo in mano e la gente che ti calpesta correndo, di tutti gli how are u doing del mondo, del fatto che a nessuno mai interessa la risposta a questa domanda.
Di tutti i masterplan e le building regeneration e le presentation e le richieste celate da duemila plaese, would you mind, e could you please che in realtà significano do it, and do it now.
Raccontare della mia casetta minuscola col legno caldo per terra e il letto affianco al finestrone da cui si vede il pub e la gente che ride forte il sabato sera (mortacci loro). delle volpi e degli scoiattoli che ti attraversano la strada la sera tardi, e degli odori mischiati di tutti i cibi del mondo (anche di scoiattoli arrosto, penso).
della gente che viene e che va (comunque ballando), e che ti trasmette costantemente questo senso di instabilità.
londra mi ha regalato la mia prima vita vera, la mia prima convivenza, le mie prime paste al forno con le polpette non bruciate, e per tutte queste cose gli voglio un sacco di bene.

Disse lei, accingendosi a spendere una botta di denari per spostare il biglietto di ritorno da Napoli di due giorni.
di camilla, diario, londra - 02:14 | link | commenti (1)


#mercoledì, 31 dicembre 2008
desideri di fine anno

vorrei vorrei...
da domani vorrei...

vorrei la casa (senza carpet e coinquilini inglesi) dei miei sogni, un inglese fluent, progettare e disegnare e imparare

vorrei tornare a casa dopo mesi e non trovare tutto cambiato ogni volta, e uno alla volta gli amici con cui facevi le cose più stupide aver messo la testa a posto - nel modo in cui a me quest' espressione non piace - e non avere l'impressione che si siano arresi

vorrei tornare tante volte a casa e vorrei che non mi mancasse così tanto

vorrei che l'italia cambiasse tutto all'improvviso, e io potessi trovare un lavoro nel mio paese senza uno zio architetto o un cugino deputato, e andare all'estero solo per vacanza

vorrei che le persone avessero sempre la voglia di cambiare il mondo, e il coraggio di rimanere fedeli a loro stessi, negli anni che passano

vorrei che chi a trent'anni ne dimostra quindici crescesse in un anno

vorrei avere sempre la forza di perdonare e di dimenticare, di amare incondizionatamente

vorrei sempre e solo te

vorrei un anno felicissimo e anche tristissimo, vorrei un sacco di issimi, e sentirmi viva sempre, e sempre un sacco di farfalle nella pancia, come in quello passato.
di camilla, diario, massimisistemi - 20:04 | link | commenti (2)


#mercoledì, 19 novembre 2008
sheet.

Come segno di protesta contro la velocità forsennata di londra, questo blog diventa sempre più lento e sciatto, perché da qualche parte bisognerà pur sfogare la propria natura.
Sono sopravvissuta ad altri due mesi di fiumi di gente che ti cammina addosso per le vie tempestose della metropolitana e ai suoi 40 gradi all’ombra, quindi posso dire di essere una donna ancora più forte e adulta adesso. Sono diventata bravissima a posizionarmi nel posto giusto per soffiare il posto a sedere alle bruttone malvestite inglesi e ad ingorare le bruttone malvestite incinte perché se lo meritano se pensano che prendere la tube a londra quando sei incinta sia una buona idea o al massimo lo sia mettere le scarpe marroni con la giacca nera e la gonna blu.
Londra è spietata, per sopravvivere bisogna diventare più cattivi di lei e io questo germe ce lo avevo già dentro quindi, don’t panic.
La news più importante è che a londra c’è la recessione, direte voi che novità. Eh no, perché noi
abituati alla costante crisi economica e disoccupazione italiana sottovalutiamo che qua prima della recessione lavoravano cani e porci, e se non sapevi parlare inglese faceva niente, chè si poteva sempre comunicare a gesti e pernacchie.
Adesso si licenzia così, da un giorno all’altro.
Il mio capo che sta con le pacche nell’acqua però ha deciso per me una soluzione più soft e meno traumatica così ha detto che mi presta ad un altro studio per qualche tempo.
Ricapitolando non perderò lavoro né stipendio, ma sarò shared, finchè qualcun altro vorrà borrow me (parole sue). In pratica tra me e un pacco postale l’unica differenza è che lui non parla (ah no, giusto. quindi nessuna differenza).
Ma insomma che ce frega che ce mporta? Stiamo a londra paisà! Il venerdì ci facciamo 20 pinte coi colleghi e il mondo ci sorride.

Vi lascio con alcune perle di lingua inglese vissute sul campo:

01. attraversando la strada, grido ad una macchina che mi stava per investire fuck you (sempre una princess) e il conducente mi risponde (giuro) un grammaticalmente fantastico fuck you too.

02. uno dei problemi della lingua inglese è che quando ti dicono grazie tu devi rispondere y o u – a r e – w e l c o m e, così nel tempo che ci impieghi per dirlo l’altra persona magari è andata in pensione o passata a miglior vita. Così avevo avuto l’idea geniale di abbreviare il tutto in un laconico welcome.
Mi sono sentita dire - accompagnato da grugnito di disapprovazione - “oh my god darling, welcome sounds so lazy
Così oltre ad essere italian, crazy, e woman, mò so’ pure lazy.

03. in inglese foglio (sheet) e merda (shit) si pronunciano esattamente nello stesso modo, a parte un movimento di lingua carpiato che solo gli inglesi sono geneticamente predisposti a fare.
Gioco: adesso provate venire a lavorare in uno studio di architettura a Londra e non far ridere i colleghi ogni 20 secondi.

Sono fantastici o no??
Take care, amiSci.
di camilla, diario, londra, work - 20:44 | link | commenti (3)


#giovedì, 03 aprile 2008
alessandra flies away in 19 days

ci sono persone che si accontentano e persone che non si accontentano mai. in tutti e due i casi c'è sempre qualcosa che manca, sempre un motivo per essere un pò insoddisfatti.
io, senza che ci rifletto neanche un pò, so di appartenere alla seconda categoria.
questo blog, la sua padrona con la sua piccola laurea, il suo piccolissimo inglese e il suo affascinante compagno di viaggio, fanno RESET e ripartono da Londra, tra pochi giorni.

e per il momento, è tutto.

#domenica, 10 febbraio 2008
...and now?

la domanda che tutti ti fanno il giorno dopo che ti sei laureata è "come ti senti adesso che ti sei laureata?"
e nonostante tu sia stata temprata da anni e anni in cui la domanda ricorrente era l'insopportabile "allora, quando ti laurei?", proprio non riesci a cogliere la vena gentile della cosa e rispondi con un ennesimo grugnito di disapprovazione.
mi sento come una che come si sente lo può capire solo lei. come una che arrossice e si sente ridicola se qualcuno la apostrofa scherzosamente dottoressa... , come una che sa quello che sapeva esattamente l'attimo prima, che deve tirare un sospiro di sollievo e riprendere la guerra quotidiana per raggiungere quello che vuole.
la vera festa è durata un attimo, quell'attimo preciso in cui ho smesso di parlare e ho pensato adesso sì, sono soddisfatta, e da me non avrei preteso niente di più di questo. il momento in cui strascicavo la penna per firmare il mio biglietto di sola andata per il paradiso.
la vera festa è stata scendere per l'ultima volta le scale di palazzo gravina e trovare le persone che amo armate di bottiglie e secchi d'acqua, rincorrermi per il cortile, farmi tornare a casa come un pulcino col tailleur nuovo comprato in saldi tutto impregnato di prosecco azzeccoso.
sorrisi stampati in faccia per quarti d'ora interi, inebetimento. le cuffiette nelle orecchie mentre raggiungo l'università in metropolitana, alla controra, con la cartellina più grande di me nelle mani, e gli U2 che cantano sometimes you can't make it on your own, e manca solo un'ora. arrossire sulla fontana di via monteoliveto, l'attimo dopo aver discusso la tesi.
penso che questo ricorderò, più di tutto.
dimenticherò i confetti rossi nella bustina di roselline (!), i convenevoli con i parenti, come mi sono sentita esibita tipo fenomeno da baraccone da chi fino a due mesi prima continuava a remarmi contro. dimenticherò i regali di circostanza, le crocette d'oro bianco e brillantini che chi mi conosce sa che non potrei indossare mai e poi mai.
dimenticherò le cose brutte, e le persone che hanno fatto cose brutte, o che non ne hanno fatta nessuna.
sorrido moltissimo.
mi chiamano a casa per fissarmi i colloqui, chiedono dell'architetto e mia madre risponde "iamm nun fa o scem, chi sei?". ma sorrido moltissimo.
i colloqui vanno bene e domani comincio un nuovo lavoro, con persone nuove, posso scegliere, e non mi sembra vero.
le cose si muovono talmente velocemente e sono talmente meravigliose, i progetti sono così tanti, che penso ne sia valsa la pena, di tutto.
non dipendo più da nessuno, non mi appoggio più a nessuno. ogni giorno è una scelta consapevole delle persone e delle situazioni che voglio avere vicino. mi sento mille miglia più vicina alla donna che sogno di essere (ma non al naso che sogno di avere).


le persone partono, e vanno via da qui, una alla volta. prima che tocchi a me, mi piace sapere di avere una casa metaforica, sparpagliata nel mondo, dove tornare.
di camilla, diario, unipersità - 16:50 | link | commenti (15)


#sabato, 17 novembre 2007
una canzone per te

parafrasando jo e chi prima di lei (ad onor di cronaca) questo periodo della mia vita si può chiamare apucundria.
come amo ripetere (essendo ormai sulla soglia di una certa età nonchè in sindrome pre-mestruale + sindrome pre-laurea) è il periodo in cui tutto sta per accadere e niente ancora è successo.
e cosa c'è di più eccitante del futuro in potenziale?
e cosa c'è di più malinconico di qualcosa che sta per finire per sempre?
sto correndo come una forsennata verso la laurea, ciò che ho più desiderato e sudato da otto anni. eppure sono lucida abbastanza per capire che ognuno di questi singoli giorni che trascorro al sesto piano all'università, al vomero con le amiche del nuovo corso mezzosex&mezzocity della mia vita, con le persone belle e nuove che ho conosciuto, sta per finire.
quello di cui sono felice è che non avrò mai più rimpianti, perchè ho vissuto esattamente quello che avevo sempre guardato con curiosità, ho fatto esattamente tutte le cose, stupide e non, che avevo desiderato, ho pianificato esattamente le cose importanti e folli che avevo in mente, in barba a tutti i consigli saggi (e ho speso 40 euro per vedere mercoledì i negramaro all'augusteo, roba che manco per gli U2. chi se li cagava i negramaro fino a due anni fa? ma soprattutto chi se li caga anche oggi? lo sapete che con 40 euro mi facevo 3 mangiate da nennella? cazzi miei, giustamente).
non cambierei niente, neanche un giorno, neanche un messaggio inviato per sbaglio a chi non doveva leggerlo, neanche un pianto in macchina tornando a casa sotto la pioggia, dopo averti detto addio per sempre.
e insomma dicevamo questo concerto.
data la somma, come minimo ho dovuto imparare a memoria ogni parola e sospiro di ogni traccia del cd, e checcacchio. dunque dopo un'accorta esegesi dei suddetti testi (quante emoZZioni lamentoso pelatino malefico) posso con cognizione di causa associare le seguenti canzoni:

una volta tanto: a te che sei dolce e divertente (e rigato), e mi hai convinto a comprare i biglietti per il concerto, quindi ti meriti i paccheri, ma ti voglio bene lo stesso

quel posto che non c'è: a te che non c'a pozz mai fà, al nostro posto che (non) c'è

l'immenso
: a TE che non leggi più, perchè hai paura di quello che potresti trovare, e invece poi, in quanti modi meravigliosi posso ricordarti, non lo sai. oggi ho capito che il tempo di prendermi cura di te è davvero scaduto, se qualcun altro lo fa al posto mio. tutto quello che ho, che sono, è anche merito tuo.
per te ci sarà sempre e solo amore.

è così
: alla pisciaiola che fa la metallara e poi si lascia commuovere da un fotomontaggio fetente

chi li indovina tutti vince un biglietto dei negramaro.
(scherzo, già c'è una schiera di amiche capere pronte con le ditine sulla tastiera)

(eee sì, scusatemi ma questo periodo è un pò così, dark).
di camilla, diario, colonne sonore - 18:57 | link | commenti (13)


#lunedì, 12 novembre 2007
ci scusiamo per il disservizio

splinder mi ha cancellato il post dunque sono parecchio momentaneamente sturzellata.



facendo scongiuri e grattate di rito, a dicembre mi laureo
di camilla, diario, unipersità - 23:38 | link | commenti (8)


#venerdì, 05 ottobre 2007
cose estive

non si può, dico, non si può uscire di casa a ottobre in camicetta e fare la sauna, e mi rifiuto di mettere infradito e canottiera come le vrenzole di forcella se tra due mesi devo fare l'albero di natale. qualcuno paghi la bolletta dell'inverno

cose che mh, interessante

ieri sera ho attraversato tutta via medina con la panda contromano: roba da multa, ritiro di patente, carcere, cucchiaiate di paccheri e pena di morte.
questo succede a fidarsi del tomtom. come un fidanzato, di cui è diretto sostituto ed erede, viene meno sempre nel momento del bisogno

cose di servizio

il sito del progetto leonardo è la cosa meno user friendly che abbia visto in vita mia dopo il ferro da stiro.
sono certa che qualcuno di voi nerd nullafancenti là dietro sappia quando escono i bandi per il 2008 e dove si trovano.
di camilla, diario, massimisistemi - 19:05 | link | commenti (14)


#lunedì, 01 ottobre 2007
QUARANTADUE

allora, mettiamo in chiaro una cosa: non sono diventata secs en de siti. magari! dico io, che così almeno potrei comprare il cappottino rosso da zara da mettere solo una volta.
e invece vado in giro vestita da collegiale, come dice marika, col maglioncino scollo a V blu e il jeans nuovo che ora riporto la 42 e mi posso permettere la vita bassa (e aggiungerei anche che starò pure di schifo e non mangio più, ma almeno, vafanculo, la QUARANTADUE).
non sono diventata secs en de siti pure perchè non ho l'aspirazione di fare la zitella chic e lamentosa a 35 anni, e sono certa che lì da qualche parte, ben nascoste, diciamo proprio nascostissime che manco gli scarrafoni, ci siano un sacco di persone interessanti e diaboliche da conoscere.
che poi questo interessanti, che vorrà dire, ognuno lo intende a cazzi suoi, per me vuol dire più o meno queste cose qua:
1. mi fa conoscere le belle canzoni, che poi mi emoziono e le traduco e me le sento 50 volte sul lettore e poi le schifo per un mese
2. c'ha una passione almeno per una cosa al mondo (l'architettura, i gatti, la sfogliatella riccia, che ne so) che quasi quasi te la fa piacere pure a te
3. mi dice un sacco di cose cattivissime e diaboliche e dà un sacco di giudizi disdicevoli, pregiudiziosi e mutevoli su persone case libri auto viaggi fogli di giornale

e poi dice, perchè una sta nervosa. perchè scende a prendersi un caffè al bar sotto all'università e chi incontra? il solito scassapalle rompicoglioni nullafacente padre dell'ex compagno di classe che senza neanche salutarti ti domanda: "allora, ti sei laureata?".
MUORI.
quello non lo sa che oltre a sfracassarmi i maroni con progetti irrealizabili ubicati dove presto non rimarrà che melma e viscidume, faccio tante altre cose tipo lavorare per senza niente, mettermi e togliermi lo smalto rosso, vedere un posto al sole.
stamattina ho pure fatto il placement test per entrare al corso di inglese del centro linguistico di ateneo!
già sospettavo che la mia cultura unicamente basata su canzoni di dubbio gusto e telefilm dove il termine più ricorrente è fuck non sarebbe bastata. ma giuro che oggi c'era una domanda con 4 opzioni: A, B, C, D, ed io ho pensato seriamente che per quanto mi riguardava erano tutte e 4 corrette.
what the fucking thing!

a mio modesto avviso carrie bradshow può pure passare un brutto guaio, tanto la mia aspirazione televisivosa rimarrà sempre quella di diventare grace, di will&grace.

#sabato, 29 settembre 2007
se fossi una canzone

questo settembre sarei una canzone di de gregori.
questa pioggia potrebbe non finire mai, e diluvia toccata e fuga fuori alla finestra
bella ragazza, bel sorriso, bello sguardo da incrociare, e la mia amica alessandra, bella, illumina la sera
sarebbe bello una sera poterti riaccompagnare, pensava qualcuno

se fossi un atteggiamento sarei un atteggiamento distratto.
distratta su quello che mi accade intorno, immagini confuse che mischiano loretta goggi, omicidi irrisolti, ostaggi liberati. distratta sul progetto che porto avanti, tiro linee non convinte, e timide si fanno cancellare.

se fossi un fumetto sarei una principessa. una sissi dei poveri che scopre sorpresa e spaurita il potere della sua nuova condizione, che si guarda intorno come se il mondo non fosse più quello che conosceva prima

se fossi una cosa da bere, sarei un caffè. un caffè della macchinetta schifosa al quinto piano, preso solo per fare pausa da un'altra pausa. per guadagnare tempo

se fossi una cosa, sarei il futuro. sarei un autunno bello, e un inverno freddissimo con gli occhi scintillanti. sarei un sacco di sorprese



se fossi una canzone questo settembre sarei una canzone di de gregori.

e non hai capito ancora come mai gli hai lasciato in un minuto tutto quel che hai. però stai bene dove stai.
è il momento di stare, e aspettare
di camilla, diario, colonne sonore - 02:19 | link | commenti (15)


#martedì, 11 settembre 2007
malgrado poi


questo blog è praticamente morto, e io mi sento un pò meglio di lui ma poi mica tanto.
amici ascoltatori, succedono un sacco di cose in questi mesi ma succede soprattutto che ho capito che mi sto per laureare. l'ho capito più o meno quando due giorni fa i miei colleghi tesisti mi hanno detto uà già hai fatto tutto questo e ho pensato che per fortuna loro sono un pò capre e mi posso godere il vantaggio dei poveri. succede questo, e tutte le conseguenze che si porta appresso un situazione del genere, tipo:
-liti furibonde (cioè più furibonde del solito)  con i genitori che, dopo avermi presentato l'ultima domanda d'impiego presso l'agenzia dell'entrate un mese fa, adesso che hanno odorato il profumo della fine vorrebbero mettere le mani sui  festeggiamenti. la telecamera? ah. la festa per i parenti? ah ah. i confetti? ah ah ah.
il cazzo.
-sdraiarsi sul letto la sera e non riuscire a dormire. non per le preoccupazioni, ma per i sogni. finisce tutto qua, via, ma via dove? devo essermi innamorata di 20 città solo nell'ultimo mese. non è una strada con un bivio ma con mille bivi. eccitazione estrema.
-andare ad ascoltare cammariere all'arena flegrea, ieri sera sotto la pioggerellina. niente di più romantico. specialmente se una delle due amiche ai tuoi lati continua a ripetere che vorrebbe farsi il trombettista.
-i doppi sensi si sprecano, ma qua siamo signori

e infine oggi guardo il calendario ed è l'11 settembre.
non credo ci sia qualcuno che non ricorda sei anni fa a quest'ora dov'era, con chi, e cosa stava facendo.
era proprio pressappoco quest'ora, e io studiavo Luigi Vanvitelli insieme a fidanzato vecchissimo nella sua mansarda con cane, gatto e pappagallo. tutti abbiamo telefonato a qualcuno, senza nessuna ragione plausibile, per chiedergli se stava bene o solo per sapere se aveva visto. quanto siamo stati tutti piccoli e indifesi e uguali, quel giorno.
di camilla, diario, unipersità - 15:20 | link | commenti (7)


#domenica, 12 agosto 2007
you’re.. discounted

la mia città è in ferie.
solo per le strade del vomero, coi negozi mezzi chiusi che si sbarazzano delle ultime cose, si vede passeggiare la gente. quella con l’abbronzatura posillipina e i gioielli color corallo comprati a positano.
i posti auto della mia città finalmente sono liberi, nessuno fa più i giri a loop del quartiere per parcheggiare. le strade sono vuote e i vigili a mare in calabria, tutti corrono non si sa dove, chè la città sonnecchia. ma io li capisco: finalmente guidare forte per quella via in salita, quella dove ogni mattina aspetti mezz’ora il semaforo e il braccio ti va in acido per il gioco di freno a mano, non ha prezzo. ho imparato le strade della mia città, questo agosto, piano con la pandina studiando i sensi unici e i divieti.
la città è nostra.
noi ultimi rimasti, con l’unica prospettiva di continuare a rimanere.
noi che odiamo la domanda che fai quest’estate e ci compiaciamo sotto i baffi quando vediamo le valigie maltrattate di chi torna.
noi che in tutto questo tempo vuoto studiamo la strategie per settembre e ci sentiamo pure furbi.
noi in metropolitana coi posti liberi a sedere e nessun vociare, ci guardiamo di sottocchio indecisi se quel silenzio è imbarazzante o no.
noi coi capi degli ultimi saldi al 75%, quelli che nessuno voleva e abbiamo comprato il 10 di agosto quando ce li buttavano appresso.
noi colorati e scoordinati, perché tanto chi ci deve vedere.
ci sentiamo forse un po’ come quei vestitini dai colori improponibili rimasti a prendere polvere per mesi, in svendita, in mezzo a un sacco di stampelle vuote.
verdi pistacchio, arancioni, rosa shocking, e se qualcuno ci sceglie ci sembra sempre di essere una preferenza di seconda mano.
di camilla, diario - 18:26 | link | commenti (9)


#martedì, 07 agosto 2007
aspettare

non è mai stato il mio forte
di camilla, diario - 17:37 | link | commenti (7)


#mercoledì, 04 luglio 2007
il primo pensiero geniale del mio 26mo anno di vita

perchè sulle indicazioni stradali e metropolitane scrivono "direzione napoli", "direzione culonia", "direzione..." quando è risaputo che direzione indica una linea retta e non un verso di percorrenza di quest'ultima, che chiameremo, appunto, verso?
A1, verso napoli
autostrada del sole, verso firenze roncobilaccio.
mo sì.

...


comunque io sono nata lo stesso giorno della fiat 500, gnè gnè










di camilla, diario, massimisistemi - 20:25 | link | commenti (16)


#martedì, 03 luglio 2007
peggio della depressione post-laurea c'è solo la depressione pre-laurea

il periodo tra l'ultimo esame e la laurea è un limbo di tempo informe e sadico, in cui nessuna risposta può soddisfare la domanda "e tu che fai nella vita".
in cui nessuna voce del tuo curriculum corrisponde alle offerte di lavoro, e in cui finalmente trovi il tempo di domandarti, dopo svariati anni, ma che cazz mi laureo a fare?
rileggi con la mente tutti gli annunci letti per strada ieri: cercasi commessa ESPERTA, cercasi segretaria ESPERTA, cercasi dogsitter ESPERTA e ti chiedi dov'eri tu, quando tutte queste donne esperte piegavano reggiseni di intimissimi e imparavano le tecniche più veloci per raccogliere le cacche con la paletta.
di camilla, diario, work, unipersità - 10:27 | link | commenti (5)


#giovedì, 28 giugno 2007
il cielo è blu (o rosso), sopra mugnano*

E' FINITA
E' FINITA
E' FINITA

E' FINITA.



*vd commenti
di camilla, diario, unipersità - 20:17 | link | commenti (12)


#giovedì, 31 maggio 2007
hold on

non ho motta, come maligna qualcuno, ma ho solo occupato il tempo libero a vedere serie televisive a blocchi, invece che scrivere sul blog. in particolare queste sono state le settimane di Felicity, 4 serie in due settimane sparate a palla fino alle 3 di notte e per di più in INGLESE, coi sottotitoli in INGLESE, cosa che, sebbene mi avesse scoraggiato inizialmente, ho poi superato scoprendo con discreto piacere che bastava conoscere il significato di tre frasi per capire l'intera trama:
1) "what the hell is going on?"
2) "hold on" (che ho stabilito avere un corrispettivo solo in napoletano con "tien 'nman")
3) "i cheated on Ben"
poi la verità è che volevo tanto scrivere un post dal titolo "gli esami finiscono" e invece gli esami non sono ancora finiti e ciò mi rende molto poco predisposta al contatto con gli esseri umani. sto preparando quest'esame da talmente tanto tempo che avrei fatto prima a prendermi una triennale al suor orsola benincasa. sono in gruppo con l'uomo più pignolo e gay del mondo, il che non rende neanche piacevoli questi ultimi sgoccioli di vita sociale universitaria e non crea in nessun modo diversivi al progetto di restauro matto e disperatissimo.
l'altra mattina un tipo che era nel mio stesso vagone della metro mi ha seguito da piazza dante a piazza carità, poi mi ha tozzoliato e ha detto che in realtà doveva andare nella direzione opposta ma era tanto impaziente di avere il mio numero di telefono. era alto un metro e trenta, pettinato come il batterista di freddie mercury e indossava un'improponibile camicia a righe dello spessore di 2,5 cm bianche e blu. in un minuto non ha trovato argomenti più convincenti di vita morte e miracoli del suo telefono aziendale per dimostrare quanto era interessante. gli ho dato il numero di telefono di qualcun altro e me ne sono andata triste e meditabonda cercando di capire quando è successo che il mio target di uomo corteggiante è sceso così vertiginosamente.
di camilla, diario, unipersità - 21:23 | link | commenti (17)


#mercoledì, 02 maggio 2007
aiutatela a pagare il mutuo

ieri sera stavo quasi per autoconferirmi la palma di povera ddia del giorno quando all'improvviso, come un raggio di sole, claudia gerini sul palco del 1 maggio me l'ha strappata di mano a colpi di figure di merda, silenzi imbarazzanti, fischi e autoimpaperamenti.
grazie claudia, fammi fare pure un giretto su zampa visto che ti trovi.
di camilla, diario - 11:05 | link | commenti (10)


#lunedì, 30 aprile 2007
la cosa buona

è che si dimagrisce.
molto.
di camilla, diario - 21:08 | link | commenti (9)


#lunedì, 23 aprile 2007
quelli che odio di più

sono i moralisti del cazzo.
quelli che ti indicano col dito puntato se sbagli.
quelli che mai un ripensamento e mai un dubbio.
quelli che sanno come è giusto e come è sbagliato. beati loro.
di camilla, diario, massimisistemi - 17:06 | link | commenti (15)


#giovedì, 19 aprile 2007
da grande voglio fare l'emoticon di messenger

ebbene si, amichi vicini e lontani, oggi ho consegnato la (tà-tà) fatidica domanda di laurea. in piedi dietro allo sportello vetrato della segreteria vedevo tutto al rallentatore: il timbro che scendeva piano piano sul foglio, il rumore amplificato (complice un microfono di infima qualità dall'altra parte) della ricevuta che si staccava, le labbra del buzzurro dietro allo sportello che pronunciavano piano tutt'a posto signurì (immaginatevi il uauauauuuuauuuu del ralenty). roba che alla fine stavamo in fila quaranta di noi, futuri disoccupati, in una segreteria di merda, ma io devo vedere per forza tutto poetico e romantico ed epocale che manco in un film di de palma. ma quel fruttarolo ha messo il timbro su otto anni della mia vita, ed è una cosa che non succede proprio tutti i giorni, quindi non si accettano repliche.
tra l'altro questa settimana mi è passata tutta la vita universitaria davanti agli occhi: osservando il papy che sta studiando per un passaggio di livello lavorativo, e cammina per casa a mò di zombie con i capelli sporchi ripetendo ad alta voce cinque pagine e mangiando mezzo tarallo, ho rivisto me stessa pari pari, ma senza mollettone e con un naso decisamente peggiore. entra all'improvviso in camera e se gli chiedi che c'è non ti risponde, fissa il vuoto, e si vede l'ansia che gli esce dalle orecchie. adesso ho capito esattamente da chi ho ereditato questo carattere ansioso del cacchio. anche se, riflettendo, almeno a lui se passa l'esame lo pagano di più. a me chi me li paga 40 esami? mi ci potrei fare una villa a marechiaro, hai voglia!
oggi sono contenta, come da un pò non mi succedeva in questo periodo così crepuscolare (ma si). ho camminato per la strada con un sorrisino beffardo da psicopatica totale, alla faccia di chi dice che sono monoespressiva, e non sa che oltre a saper fare tutte le facce, ne conosco gli shortcut a memoria.

p.s. per uno strano scherzo del destino, sono entrata nell'organizzazione di una festa che si tiene questo sabato (chi io? io la pr? io che dico alla gente: questa sabato c'è una festa, ma vedi prima se hai altri impegni eh, non ti preoccupare! e infatti ho arruolato si e no 3 persone, me compresa) se volete fare una buona azione - e mi rivolgo ai miei amichi di blog napulitani festaioli - venite e soprattutto dite che vi ho portato io. la mia riconoscenza imperitura e un euro di sconto sul biglietto sono assicurati.



comunque la festa è bella, eh.
di camilla, diario, unipersità - 20:06 | link | commenti (16)


#martedì, 10 aprile 2007
le cose che non ti ho mai detto (di voler fare)

seduta sulla spiaggia deserta sotto le nuvole dispettose, in una mano la lattina di tuborg, in un'altra la testa appoggiata, passo la mia pasquetta alternativa a pensare alle pasquette alternative del mondo, e specialmente alle pasquette in coda sulla salerno-reggiocalabria. tra tre mesi su questa spiaggia - o su un'altra, ma è uguale - mi farò strada a spintoni tra gente sudata e appiccicaticcia di olio, e tenterò di trovare un angolino di asciugamano per friggere a puntino e dilatare le già ampie possibilità di contrarre malattie della pelle. al solo pensiero rabbrividisco, eppure so che tra tre mesi sarò lì. l'estate al mare, col costumino spostato su mezza zizza che così non resta il segno, è una di quelle cose a cui potrei rinunciare, ma so che non lo farò. c'è come una forza invisibile che ci spinge a fare cose di cui non ce ne sbatte una ceppa eppure siamo lì: nel traffico del lunedì di pasqua, nel pub del venerdì sera, al telefono con lo zio di aprilia che ti fa gli auguri di buon onomastico, appiccicati alla tv con la bocca aperta, a guardare uomini e donne. il nonsenso totale. un mondo dove puoi perdere la dignità perchè in un RVM non sei stata vera. dove donne lanciano scarpe e insulti a uomini che nella vita potrebbero al massimo trainare carretti di pero e musso. dove una vrenzola dei quartieri si permette di dire a un'altra vrenzola più altolocata: carina, a finale si na cafona 'e Melit. e vai a sapere se carina era un appellativo o un nome proprio, in questo mondo qui.
eppure il pomeriggio se sei a casa, il sole comincia a entrare un pò più caldo, la digestione, uno sbadiglio, e il dito ti scivola su canale 5. potresti finire il libro che stai leggendo, sederti sulla finestra a godere della controra col tuo caffè e la sigaretta, iniziare la tela bianca che hai comprato un anno fa. ma non lo farai. e così non puoi neanche permetterti di deriderlo, questo mondo qui, se qualcuno lo considera specchio e modello della nostra società.
di camilla, diario, massimisistemi - 18:49 | link | commenti (7)


#giovedì, 08 marzo 2007
winter leaves how fading now

e così siamo a marzo, il lavoro è completato e un altro inizierà a breve, aspetto indicazioni per l'ultimo esame, la tesi è in alto mare. non c'ho una mazza da fare.
è proprio l'ultimo momento di pausa e poi inizierà il rush finale. ovviamente deve ricominciare tutto insieme, altrimenti come le faccio le nottate e le pile di panni sporchi sulla scrivania?
sono inquieta e piena di speranze. ho l'impressione che la vita inizierà tra qualche mese. forse perchè ho preso questi 7, 8 anni come un lunghissimo periodo di preparazione a qualcosa, qualcosa che non sapevo cosa, ma che sarebbe stato importante e grande sì.
anni con i genitori, di lotte per un'ora in più fuori casa, di spiegazioni e incomprensioni. di crisi a scadenze annuali, quando accumulare altro stress era un'impresa impossibile.
basta con l'università, me ne vado via qualsiasi lavoro va bene, basta basta basta. la depressione scacciata via dagli impeti di orgoglio.
anni di storie serie. le mie famose storie serie inziate con un entusiasmo famelico che ingoia ogni attimo e non lascia tregua a chi mi sta vicino. non sapere stare da sola. considerare "andarci piano" un'espressione che non mi appartiene, spendere l'entusiasmo tanto generosamente da consumarlo dopo poco tempo insieme all'emozione. aggrapparmi alle mie storie serie per resistere, facendo male.
innamorarmi durante le mie storie serie, come se fossero stete soltanto uno sfondo di abitudine e la vita vera fosse fuori, facendo male. facendo molto male.
e adesso che cerco di costruire un mondo solo mio, in colpevole ritardo rispetto agli altri, è più difficile che mai.
è ora di sgranchire le gambe arrugginite, potrate troppo spesso in giro da gambe più pazienti. sono una mina vagante che esplode voglia di fare addosso a chi incontra, con un ingenuità da bambina e una fame da vecchia.
siete tutti avvertiti.
di camilla, diario - 19:40 | link | commenti (12)


#mercoledì, 21 febbraio 2007
stiamo qua, messi qua, ad aspettare la sera

del fatto che non riesco più a godermi due giorni liberi, ne vogliamo parlare? mi sveglio alle 8 di sabato mattina e guardo la sveglia, ma la sveglia stamattina non c'è, che bello, si.
continuo a svegliarmi a intervalli regolari fino a che non mi arriva una secchiata di ansia fredda in testa. e allora cominciamo questa bella giornata di relax. devo riempirla di cose, questa giornata di relax, per non incontrare con lo sguardo gli ultimi libri, dell'ultimo esame, che mi chiamano impietosi dall'angolino più misero della scrivania. per non vedere sul desktop l'iconcina sorridente del programma di rendering che ancora non ho imparato ad usare. per non cedere alla tentazione di dare due retinate a quel file del piano di recupero che devo consegnare a lavoro. per non pensare a quando dovrò avere il coraggio di fare le valige e scappare da questo quarto mondo e salutare tutti quanti.
non mi resta che scegliere il solito film frequentato solo da cinquantenni, ma questa volta voglio strafare: in giapponese coi sottotitoli, nel cinema più radical chic del centro storico. tre ore di seconda guerra mondiale endovena e finalmente riesco a non pensare a nient'altro che non riguardi intestini spappolati e crani fracassati. aaaaaah.
se solo non fossi povera ed esistessero più cinema radicalchic, le mie preoccupazioni sarebbero finite.
del fatto che sono povera? probabilmente l'ultima volta che ho ricevuto un compenso dallo studio c'era ancora la lira. e siccome sono sadica e non è giusto che soffro da sola ho coinvolto in questo gioco allo sfinimento un amico dell'università. in realtà con l'unico scopo di usarlo come cane da presa quando avrò il coraggio di chiedere i soldi, adesso lo vedo seduto nel suo angolino buio dello studio a respirare nicotina e disegnare linee di intonaco ad libitum e mi sento un poco in colpa. ma penso a me e mi passa subito.
archicapo dice che egli è gay perchè non mostra nessun segno di interesse verso la sottoscritta, ma lo dice ovviamente solo per adularmi con il viscido fine di farmi dimenticare la questione denaro.
anche se le sue borsette LV mi solleticano qualche dubbio, mi muovo con cautela tra le battute perchè siamo in un campo minato: stiamo parlando pur sempre di architetti, e gli architetti in italia sono poveri sfigati e apparentemente gay perchè gli da un aria più chic e alla D&G.

perchè quando mi sono iscritta in quella facoltà non esistevano blog di architetti depressi che mi mettessero in guardia, come oggi?
la teconologia, la meteorologia e l'astrologia mi remano contro, ma mi restano sempre le puntate della terza serie di desperate housewives da scaricare. marcia cross, so che almeno tu non mi deluderai.
di camilla, diario, work, unipersità - 17:03 | link | commenti (4)


#mercoledì, 14 febbraio 2007
la fase Z

la fase Z è l'ultimo stadio dell'abbrutimento pre-esame. capelli sporchi attaccati con una matita fetente, vestiti sparsi dovunque perchè non si ha il tempo di rimetterli a posto e quando ti vesti non sai mai se puzzeranno o no. fogli pieni di scrittura veloce e incerta sparsi per terra.
bottiglie d'acqua mezze vuote del giorno prima, calze che penzolano dall'anta dell'armadio aperta e gridano ti prego mettimi nel cassetto.
concentrarsi per 15 minuti e immaginare scenari apocalittici del giorno dopo, musica bassa che se no disturba, controllare inspiegabilmente l'email a intervalli regolari e ipnotizzarsi davanti alle barre di emule.
alzarsi senza sapere perchè e dove e cantare un pezzetto di canzone a squarciagola in un attimo di completo straniamento.
ho preparato l'esame incubo in 20 giorni, tra nottate di lavoro e crisi sentimentali. 6 anni fa pensavo che quando sarei arrivata a studiare per quest'esame ce ne sarebbero voluti per lo meno il millemiluplo. quanto di meno me ne frega di tutto rispetto ad allora?
eppure, ancora la fase Z per la penultima volta. ci saranno altre fasi Z, di sicuro, ma queste qua non mi mancheranno mai.

se va, abbiamo convenuto tra noi compagnelle di studio, ci meritiamo un uicchend. franck se ne va a new york, marika torna a casa. io me ne vado a sangineto, tiè. la fase XXX.

(AFMK)
di camilla, diario, unipersità - 12:06 | link | commenti (6)


#giovedì, 08 febbraio 2007
le malattie del nuovo millennio

qualcuno di voi, magari uno psicopatico aficionado, si ricorderà di me come di quella che un torrido agosto soffrì di quella tremenda e fastidiosa malattia che amavo chiamare palla a culo (fistole sacro coccigea ndr).
ebbene da quando la famosa palla a culo divenne un triste ricordo non pensavo potesse capitarmi alcuna altra patologia non decrivibile senza ricorrere ai termini palla, culo, cazzo, pipì.
se ogni volta che andate a fare la pipì sentite un odore di mastrolindo al limone non è, come voi presuntuosi pensate, merito del fatto che vi fate il bidet un minuto prima e l'altro pure con l'infasil consigliato dai ginecologi aogoi. non è merito del fatto che non mangiate asparagi e neanche del fatto che non bevete alcolici. no. probabilmente ci sono dei batteri che fanno festini e si accoppiano allegramente nella vostra vescica senza aver chiesto il permesso.
probabilmente, invece, la pipì profumata (cistite ndr) vi è venuta perchè siete dei luridi punkabbestia che si siedono sui gabinetti degli intercity napoli cosenza, o perchè il vostro partVner se la fa di nascosto con qualche punkabbestia che si siede sui gabinetti degli intercity (e a quanto parre anche su di lui).

a conclusione dei miei 10 minuti di pausa rispondo alla catenina di taqs:
1) prendete il libro a voi piùpprossimo
2) aprite a pagina 123
3) zompate con nonchalance le prime 5 righe e trascrivete le successive 3.

[...] il baricentro della risultante degli sforzi di compressione è esattamente a b/4 dalla retta AA' mentre per la risultante degli sforzi di trazione ESSA si può con buona approssimazione supporre a b°/2 dalla stessa retta [...]
e mo vediamo chi sta più 'nguaiata.
se almeno imparassero a parlare l' italiano, ingegneri edili del cavolo.
di camilla, diario - 10:08 | link | commenti (4)


#lunedì, 05 febbraio 2007
ascolto elisa da mattina a sera e non me ne pento neanche

per dirlo in poche parole, il concetto è questo: va tutto a puttane.
il che non sarebbe neanche poi una tragedia se fossi un uomo, ma essendo io femmina il problema si pone con qualche accento problematico.
arriva un giorno che all'improvviso non ti senti più la regina delle intelligenti, e quello che pensavi capitasse solo agli altri capita pure a te. che le persone più importanti ti assestano una coltellata proprio qui, all'altezza del fegato e tu che fai? gli porgi pure l'altro organo.
per 25 anni avevi detto il contrario, ma vabbè.
arriva un giorno che l'unico modo in cui puoi occupare i neuroni senza farti del male è ordinare i film nelle sale in base all' età degli spettatori, e scegliere quello con più alta concentrazione di 50enni senza prole al seguito. qualcuno dietro la macchina da presa decide di predere un coltello bello appuntito piantartelo nello stomaco all'altezza della spagna e girarlo piano piano per due ore (si, ho visto manuale d'amore), proprio affianco a quell'altro coltello piantato il giorno prima, all'altezza del fegato
mi consolo studiando disperatamente il comportamento a flessione delle travi a doppio T senza capirci una ceppa di minchia, e ascolto le gratest hits di elisa senza ombra di pentimento.
per la teoria del pendio della salita e della discesa da domani dovrebbe andare sempre meglio.

volevo parlare degli alibi ma magari facciamo domani.
di camilla, diario - 00:09 | link | commenti (23)


#lunedì, 29 gennaio 2007
bacelona, in love for

e avere due buoni motivi per tornarci, con un biglietto di sola andata.






di camilla, diario, trasferte - 12:06 | link | commenti (11)


#giovedì, 25 gennaio 2007
il zorno dei zorni

la cosa che ho imparato in questi anni di schiavitù allo studio è che pare brutto consegnare un progetto se non ci fai sopra nemmeno una nottata.
la nottata è abbrutimento, deperimento fisico, ma è soprattutto cameratismo. durante la nottata si smadonnano tutte le mamme e le zie degli strutturisti che non hanno ancora tolto quel pilastro dalla galleria, tutte le sorelle degli impiantisti che si sono ricordati di inserire le caldaie l'altro ieri, tutti coloro che sul progetto passarono, impallidirono e sparirono per sempre.
tipo collegacida, che cambiò recapito telefonico un paio di settimane fa e, sospetto, anche identità.
collegacida, se mi senti, in nome del leggendario odio che ci legò e ci spinse a sputarci nei rispettivi caffè, sai che ho dovuto lavorare anche sulle tue tavole? spero che non ti dispiaccia se ho messo le mani sui tuoi splendidi disegni e ho distrattamente cancellato il tuo nome dalla mascherina dei collaboratori.
e, comunque, mammeta.
adesso che mi sveglio, dopo 36 ore ininterrotte di lavoro e 12 ore di sonno, riconosco la luce, una bevanda diversa dal caffè, e l'aria che non è nicotinosa come la ricordavo.
puntuali come l'influenza, i commenti di chi ti commisera e ti disapprova, di chi ti chiede quanto tempo hai sottratto al prossimo esame, di chi si fa beffa dei tuoi compensi.
ma non rispondo. ho in mente solo un'immagine, chiara, di quella scrivania affianco alla finestrona da cui filtra la luce attraverso i palazzi di piazza borsa. e un sogno: tante altre nottate, con gli stessi architetti, tante altre tavole, con il nome di un progettista in più sopra.

il zorno dei zorni, come mi sta suggerendo lucianino in questo momento.
mentre aspetto il cadavere sulla riva del fiume, vado a fare una doccia chè mi sono ricordata da quanto tempo non mi lavo.

tra poche ore volo a barcellona, sparisco di nuovo, ma per poco
di camilla, diario, work - 13:38 | link | commenti (5)


#giovedì, 11 gennaio 2007
napoli, metropolis

sono a fuorigrotta, napoli, inferno.
ma oggi è una giornata particolare: qualcuno ha piantato 3 nuovi alberelli a largo lala, qualcuno ha pulito le scritte sui muri della stazione, qualcuno fa persino le multe alle auto in seconda fila.
passano 11 auto blu, un vigile (un vigile, dico, a largo lala) dirige il traffico diligente.
oggi è una giornata particolare, è il prodi day.
e io in quanto napoletana un poco, ma solo un poco eh, mi sento presa per il culo.
di camilla, diario - 14:29 | link | commenti (13)


#giovedì, 04 gennaio 2007
dal manuale di sopravvivenza, capitolo I
l'arte della rassegnazione
(o dell'essere presente, ma poi mica tanto)

di camilla, diario, strip - 18:32 | link | commenti (15)


#sabato, 30 dicembre 2006
2006, bilancio definitivo generale totale

5 esami su 7 da completare = -2
0 risparmi per un totale di 2 studi di architettura in cui ho lavorato = 0
1 persona speciale conosciuta e partita troppo presto, voto = +10 (e lode) alla principessa di barcellona
1 persona speciale (speciale mò…) conosciuta e non partita, voto = +10
1 amore consolidato – 1 finito = 0
persone che ci hanno deluso assai assai = almeno +4
totale kg messi = almeno +2
denti = -1 (roba da rimanere senza denti a 50 anni, se la statistica non è un’opinione)
previsioni azzeccate (io lo sapevo da quando si è cominciata a truccare come una vrenzola di forcella che anna tatangelo se la faceva con gigi d’alessio) = +1
lividi dovuti all’uso sconsiderato della console WII = +1, ma bello grande (non a caso c’era scritto non adatto ai minori di 5 anni sulla scatola)
sicurezze = 0

TOTALE = 25
(e un 25 non si rifiuta mai)


Il 2006 è stato l’anno di

Piattaforma di Michel Houellebecq, libro
Ultimo Amore di Vinicio Capossela, canzone
Sex&theCity, serie TV
Venezia, città
Richard Meyer, architetto
Scinnem 'A Cuoll, proverbio

e ora possiamo voltare pagina. che faccio, la volto?
l'ho voltata.
di camilla, diario - 01:07 | link | commenti (8)


#martedì, 26 dicembre 2006
la sera di natale siamo tutti presidenti della repubblica

gli sms di auguri di natale, quelli che mandi la sera del cenone tra lo spaghetto a vongole e il capitone fritto, hai presente? non sono certa che inviarne uno stesso a tutta la rubrica a reti unificate sia meno delicato che non inviarlo per niente. a meno che tu non sia giorgio napolitano
di camilla, diario, massimisistemi - 11:37 | link | commenti (5)


#lunedì, 25 dicembre 2006
MENO DUE

e fra poco anche MENO UN dente
per natale auguro a tutti voi bloggerZ di non avere mai mal di denti!
a presto :)
di camilla, diario, unipersità - 12:38 | link | commenti (3)


#martedì, 28 novembre 2006
l'amicizia al tempo di sex and the city

orfani di sex&thecity,  gli appassionati della sindrome di peterpan firmata prada hanno a lungo cercato lo stesso cinismo e la stessa ironia fuori da manhattan, trovandoli - ironia della sorte - soltanto nella serie diametralmente opposta: le casalinghe disperate. io ho fatto il percorso inverso, innamorata delle casalinghe, mi sono buttata nelle single per riempire il buco delle repliche estive. ma ho fatto di più, ho visto sei serie - dico sei - in un paio di settimane. che, considerando 24 puntate a serie, fanno la media di un numero di puntate al giorno che non voglio neanche calcolare.
ora, facendo finta che la dipendenza dalle serie televisive non costituisca un periocolo per la mia salute mentale, quello che mi chiedo è: ma carrie bradshaw è davvero tanto figa quanto pensiamo? insomma accantoniamo la questione uomini per un attimo, la morale di sex&thecity è che ci può accadere qualsiasi cosa, niente ci scalfirà finchè avremo con noi le nostre amiche. la qual cosa sarebbe davvero commovente e invidiabile se non fosse per un piccolo particolare. carrie e le sue amiche fanno continui monologhi, chiacchierano davanti a un' insalata da 20 dollari ma ognuna di loro risponde all'altra ponendo al centro dell'attenzione solo se stessa. carrie parla e parla e parla di mr big ma nessuna di loro comprende la sua ossessione, nessuna di loro la mette in guardia dagli errori madornali che sta facendo. una pensa dell'altra che è una sfigata bigotta, questa a sua volta pensa dell'altra che è una vrenzola indicibile e così via. e non se lo dicono (quasi) mai. però le amiche, cazzo, le amiche sì che sono importanti. carrie si fida talmente dell'opinione delle sue amiche che preferisce fare le domande importanti alla rubrica di un quotidiano.
ecco io se avessi delle amiche tanto importanti da rendere tutto il resto passabile, non sarebbero così. se avessi delle amiche tanto speciali da valere 20 dollari di insalata al giorno mi permetterebbero di sbagliare, ma non fino a farmi così male. se avessi delle amiche di cui andare fiera non lascerebbero che un uomo condizionasse il loro cervello fino a lobotomizzarle. e poi, se avessi delle amiche, non spenderebbero 500 dollari per un paio di scarpe, ma questa è un'altra storia.
e pensando a tutte queste cose mi sono resa conto che l'amicizia non è poi così tanto meno complicata delle relazioni d'amore. che non si diventa amici così per caso ma ci si sceglie, proprio come si sceglie un fidanzato. che si può essere amiche se si hanno opinioni differenti, ma non se si ha un cervello piccolo così. che bisogna raggiungere dei compromessi, proprio come nell'amore, e come nell'amore bisogna saper perdonare e tutte quelle cose là.
io se dovessi esprimere un desiderio vorrei incontrare un'amica, non come quelle di carrie bradshaw anche perchè non potremmo andare a vrenzoleggiare in giro dai cinesi a comprare le pezze. una che mi avrebbe accompagnato a milano quando a 20 anni ho preso un treno di notte da sola. una che non dovrei dimenticare di chiamare.
domani me ne vado di nuovo a milano, questa volta con qualche anno di più, e con un bel passaggio in auto del fidanzato lanciato verso le alte vette dell'imprenditoria. mentre lui lavorerà farò un pò come carrie nell'ultima puntata a parigi, mangerò dolcetti e fumerò tutto il giorno pensando a quanto lui è impegnato e a quanto io mi senta inutile.
(il fatto che lo stia programmando è di per sè terrorizzante)
di camilla, diario - 23:42 | link | commenti (29)


#venerdì, 17 novembre 2006
no no e no

oggi a tavola mio padre ha detto proprio ciò che avevo bisogno di sentirmi dire: anticiperanno l'acquisto della telecamera nuova in occasione della mia prossima laurea. sentivo proprio la necessità di ingigantire ancora di più le mie ansie da prestazione universitarie, non c'è che dire.
il lato positivo è che hanno finalmente realizzato, dopo sette anni, il motivo per cui la mattina uscivo di casa: non era per andare a buttare la spazzatura, non era per andare a comprare scarpe nuove, non era per andare a frequentare un corso di yoga: la mattina io andavo all'università.
meglio tardi che mai, il prossimo traguardo sarà fargli capire in cosa mi sono laureata e sperare che non abbiano un attacco di panico.
(la telecamera no no e no)
di camilla, diario, unipersità - 19:11 | link | commenti (19)


#lunedì, 06 novembre 2006
baglioni e lo scongelamento

l'ultima volta che avevo sentito la voce di baglioni risaliva alla quarta ginnasio, tante gonne lunghe, borse sdrucite e delusioni esistenziali fa. lui non s'era manco fatto il lifting e probabilmente portava ancora i capelli ricci e gonfi come un cantante raggae. mamma cantava poster mentre puliva il bagno e io registravo amore bello dalla radio mentre scrivevo letterine d'amore mai consegnate ad un fidanzato che ignorava di esserlo.
poi, all'epoca della contestazione, insieme ai reggiseni e ai cerchietti per i capelli (chi non se li ricorda, vecchie canaglie appuntite) bruciammo i nastri di baglioni, morandi, barbarossa, venditti, zero, e battisti si salvò in corner perchè era appena passato a miglior vita.
quando all'università tutto ciò che era di sinistra dovette sembrarci molto figo, gli unici italiani che resistettero aggrappati unghie e denti furono guccini e de gregori, e le sue foto in cui sorrideva e non guardava, che si potevano sempre rispolverare quando la conversazione si impantanava.
parecchio tempo dopo mi sorpresi a cantare a memoria avrai nella macchina di cognatomaranese, e a scoprirne parole e immagini che mai a tredici anni avevo immaginato esserci. con ancora più grande sorpresa notai collegaacida sbrinare gli occhiali e canticchiare quello stesso mp3 che avevo poi scaricato, e che per chissà quale motivo era saltato nella serissima playlist work.
non osai sfidare la sorte cercando di capire quale prodigio della musica leggera aveva permesso lo scongelamento di collegaacida. fatto sta che dopo quel giorno mi ha addirittura insegnato un comando di autocad per i retini eccezziunale veramente, e senza neanche chiedere denaro in cambio. ecco perchè mi sembrò una buona idea comprare due biglietti per il concerto di caludio baglioni dell'altro ieri, e trascinarla a mangiarsi un emozione insieme a me e ai quattrocento cugini di cognatomaranese.

stamattina, mentre pulisco il cesso con mastrolindo bagno e igiene che mamma dice che fa portenti ma a me sembra solo un'altro detersivo per il cesso, accendo il mediaplayer e metto su avrai. questa volta è mamma, seduta a letto nell'altra stanza, che mi sente cantare da lontano avrai ricordi ombrelli e chiavi da scordaree.
e chissà che cosa pensa intanto.
di camilla, diario, trasferte - 14:55 | link | commenti (28)


#lunedì, 30 ottobre 2006
another winter day has come / and gone away / and even Paris and Rome / and I wanna go home

napoli che è novembre e ancora cammini per la città senza calzamaglie.
napoli seduta sulla fontana di via monteoliveto, a ora di pranzo, insieme ai soliti dieci studenti di architettura e alle pizzette del zuzzuso all’angolo. i tedeschi che ci guardano dal secondo piano del city-sightseeing e devono trovarci certamente molto poetici, e anche un po’ boemièn. la voce gallina della Signora delle pizzette che urla stann ascenn e gli ingegneri in giacca sudati con la borsa di pelle che gli hanno regalato alla laurea, ordinati, ad aspettare la benedizione del pranzo.
l’impiegata della biblioteca a giocare al solitario, ma il libro di estimo non ancora, perché la pausa finisce alle due. napoli la città dell’ora di pausa.
le mezz’ore che passano seduta sulle scale, nascosta agli sguardi per tirare fuori il portatile e scrivere, chè si vabbè la metropoli e l’iuniversità, ma siamo sempre a napoli. dove se tiri fuori il computer in metropolitana tutti si girano e ti guardano come un incontro ravvicinato del terzo tipo, e le foto sotto alla stazione ai mosaici di mendini non si può farle, ma dieci metri sopra la tua testa la gente infila i fiori tra le saracinesche dell’edicolante fatto fuori il mese scorso.
napoli che conosco a questo conosco a quello, e ti faccio avere io, me lo vedo io, non ti preoccupare. il giro dei baroni, le sette dei soliti noti, i favori reciproci, le assunzioni, gli sconti speciali, i soldi che girano dappertutto e si riproducono malati nell’orgia dei figli di.
napoli è la gente sveglia, come solo qua, con gli occhi che si muovono veloci perché ti capisce prima che parli, o ti sta per rubare il cellulare.
la città che ti sputa fuori alla prima occasione, che si concede puttana ai turisti alle banche all’odore di fritto mc chicken deluxe, e ti regala un biglietto di solo andata per quindici fermate e un chilometro dalla vita.

io che dico un minuto si e l’altro pure che me ne voglio andare via da qui, che schifo la terra che calpesto e poi mi viene il magone per tre giorni grigi a venezia, e sorrido come una scema mentre il sole tramonta a piazza dante.
di camilla, diario - 17:38 | link | commenti (27)


#martedì, 24 ottobre 2006
c'è un mare di velluto ed una palma e tu che sogni di fuggire via










1
torno da venezia infreddolita e intristita, con i capelli crespi dell'umido appiccicoso dei canali, i piedi gonfi dell'arsenale e dei giardini della biennale, gli occhi pieni di colori, ma di idee poche, e le uniche che mi ispirano risalgono a 70 anni fa. appendo la sciarpetta da architetto in trasferta, rimetto la maglietta di cotone, e decido che venezia sì, ma una volta ogni due anni basta e avanza
2 torno da venezia con due chili in più per le sei ore in vineria e le bruschette alla crema di baccalà
3 torno da venezia e trovo per la prima volta il modo di comunicare con la collega acida: mi converto al claudiobaglionismo per canticchiare con lei invece che scambiarci acidità gratuite e nascondere i blocchi di autocad che non vogliamo passarci
4 torno da venezia ed eleggiamo "avrai" a inno dello studio
5 torno da venezia e le facce da funerale a lavoro mi spiegano che sono le facce di chi non ha i soldi per pagarti a fine mese ("avrai"). mi guardo allo specchio e riconosco per la prima volta quella rughetta al centro della fronte. realizzo che ricorderò sempre che oggi è il giorno che è apparsa
6 torno da venezia e voglio fare la tosta, ma mi mancavano persone, classiche e inaspettate
7 torno da venezia e avevo telefonato ad un amico per il suo compleanno per la prima volta. ma forse era anche l'ultima
di camilla, diario, trasferte - 18:49 | link | commenti (6)


biennale RANDOM

di camilla, diario, trasferte - 18:44 | link | commenti (3)


#giovedì, 12 ottobre 2006
MENO TRE =)
di camilla, diario, unipersità - 18:02 | link | commenti (30)


#lunedì, 09 ottobre 2006
il primo giorno di lavoro dell’anno lavorativo 2006/2007

il primo giorno di lavoro dell’anno lavorativo 2006/2007 sono arrivata con un quarto d’ora di ritardo e ho trovato lo studio che sembrava il set dell’alba del giorno dopo, solo senza la bomba atomica. giusto in tempo per evitare che lo sconforto, la solitudine e i casabella del 79 prendessero possesso di me, l’archicapo ha varcato la soglia di ingresso con un fascio di tavole A0 di cinquanta chili e la faccia di uno che pensa: nun tengo genio ‘e fa niente. il tremendo sospetto che sarebbe stata un’altra giornata di braccia rubate all’agricoltura, si è tramutato in certezza pochi minuti dopo: al grido di battaglia c’è sempre tempo al mondo per correggere le tavole A0, ha infatti deciso che la missione di oggi era renderlo un uomo e un fotografo realizzato grazie al possesso di un account flickr. due caffè e tre sigarette scroccatemi dopo, eravamo ancora lì, a navigare tra gli album dei miei contatti, commentando le tette di questa o quella, e le foto compromettenti che mi fa il fidanzato. inutili sono stati i miei tentativi di riacquistare una parvenza di dignità commentando il tempo o l’ottima qualità di stampa dell’hp 1100 series. non contento dell’umiliazione infertami, ha deciso di snobbare ampiamente le mie fotografie per concentrarsi senza ritegno su quelle di uno a caso dei miei contatti di flickr. alle 13:25, parecchie calze colorate a righe dopo, sono riuscita a divincolarmi dai tentativi di scucirmi il suo numero di telefono, e tornare a casa a studiare le mie amate lampadine a vapori di mercurio ad alta pressione.
di camilla, diario, work - 18:25 | link | commenti (15)


#giovedì, 05 ottobre 2006
sono le tagliatelle di nonna pina




non posso lasciarla un giorno da sola a casa.
di camilla, diario, strip - 16:05 | link | commenti (24)


#lunedì, 02 ottobre 2006
ricominciamoooooo

sabato

hai voglia a dire che devi evitare la notte bianca. la notte bianca ti inghiotte, è come un cancro che si estende piano piano dal centro a tutti i quartieri periferici e prima o poi ti becca ovunque ti trovi e ti inchioda a vedere antonio onorato e joe amoruso dal vivo per la quinta volta. che per carità sono due personcine a modo, ma li ritrovo dappertutto (secondo me stanno pure domani alla sagra del puorco arrustuto a san giorgio a cremano) e suonano sempre le stesse tre canzoni.
aborro la notte bianca, gli autobus che scoppiano di adolescenti sudati del paese che vedono napoli per la prima volta, i bambini piccoli che piangono perchè vogliono andare a dormire e le mamme che alluccano con le panze da fuori e i palloncini all'elio che volano via, addormentarsi alle quattro e svegliarsi tardi ancora col sapore acido dell'alcool in bocca.
standing ovation per questo signore qua, non ancora tanto famoso, perchè "come dice la moglie di fassino al marito mentre fanno l'amore, se sta facenn l'oss".
ecco a parte questo a me è sembrato, come ho letto da qualche altra parte, che la notte bianca stesse segnando un anno. che l'anno scorso alla notte bianca. che adesso non più.
la notte bianca come bandierina sulla carta, la notte bianca sta ceppa.

lunedì
(ci siamo persi la domenica, ci scusiamo per l'interruzione, il servizio riprenderà il più presto possibile)
stamattina sono andata a lavorare col mio yogurt nella borsa, perchè la telefonata aveva detto proprio "lunedì si torna a lavorare". e invece ho fatto una riunione con gli archicapi di 14 minuti nei quali ci hanno informato che si comincia la settimana prossima.
una mezza notte insonne, 25 minuti di auto, 1 euro e 10 cent di parcheggio, 35 minuti di metropolitana, 15 minuti a piedi per il centro storico. andata e ritorno. 14 minuti per comunicare una decisione già presa. perchè a noi a napoli il telefono ci pare un mezzo di comunicazione freddo assai. l'email non ne parliamo proprio. ci piace il contatto umano, o ccafè e la sigaretta.
a noi la rivoluzione telematica ci fa una pippa.
di camilla, diario - 23:48 | link | commenti (11)


#giovedì, 28 settembre 2006
slinding doors dei poveri


p.s. da lunedì camilla_lo torna a lavoro, le manifestazioni di giubilo si sprecano, a mugnano sono già pronti i fuochi d'artificio per la veglia di ringraziamento di domenica notte (altro che notte bianca). la commozione è tanta che si accettano anche i commenti di vrenzole isteriche e verdummari incapaci con l'html.
olè.
di camilla, diario, strip - 11:54 | link | commenti (19)


#lunedì, 25 settembre 2006
invento quei colori

che io questa settimana sono andata praticamente sempre al cinema (perchè è evidente che non c'ho un cazzo da fare) e potevo scrivere un sacco di cavolate su almeno altri quattro film, ma ve le ho risparmiate, sia chiaro. solo non andate a vedere profumo, storia di un assassino perchè il vostro amore per il cinema potrebbe uscirne seriamente compromesso, devo dirvelo.
ho conosciuto un pò di persone, alcune le ho soltanto conosciute meglio, e con mia grande sorpresa si sono tutte rivelate degne di attenzione. di quell'attenzione che meritano le persone interessanti e che ti emozionano, che ti fanno venir voglia di fare le cose e poi di raccontarle. ora, raccontarle già diventa un pò più complicato in questo covo di spie, fratelli impiccioni, e lavandaie che è diventato il mio blog, ma basti sapere che incredibilmente è stato sfondato uno dei baluardi del pensiero della sottoscritta:
le donne non sono tutte insignificanti.
attenzione potrei pentirmi di questa affermazione e potrebbe autodistruggersi tra dieci secondi. certo ancora credo che poche donne potranno mai fregiarsi di una qualifica, che so, di architetto o che altro, senza essere mogli, figli o sorelle di.
la seconda verità rivelata di questa settimana è:
le cose piacevoli sono sempre pericolose.
mangiare la nutella a cucchiaiate sfonda i jeans. fare sesso selvaggio senza precauzioni porta dritti dritti in clinica. vedere cinque puntate di lost di seguito fa slittare la data dell'esame. fumare le canne ti fa vedere il cielo stellato in una stanza. e cose così.
se ne trovate una innoc(q?)ua fatemelo sapere.

di camilla, diario - 12:18 | link | commenti (17)


#lunedì, 18 settembre 2006
massima della serata

il blog è quella cosa che quando sei felice pensi: macchissenefrega del blog
di camilla, diario, massimisistemi - 00:38 | link | commenti (15)


#lunedì, 11 settembre 2006
nel cielo di cenere affonda
il giorno dentro l'onda. oh, yeah

mi sono lamentata talmente tanto a luglio che il lavoro e che le 12 ore consecutive e poi tornare e studiare e l'esame e gnippete e gnappe che ora il signore mi sta punendo facendomi marcire in questa villetta della periferia maledetta circondata da falò di monnezza, auchan e leroy merlin, non so più da quando tempo.
non lavorare mi deprime a tal punto che a volte fantastico davanti allo schermo nero di autocad di avere una bella lista di quelle pesanti di modifiche da fare, sogno tutte quelle belle "x" colorate che spuntano a lato delle modifiche fatte, le scritte "domani", "solo se c'è tempo" che si sovrappongono l'una all'altra nel casino generale delle scritte forsennate. la dolce sensazione di poter dire al fidanzato "scusami sto lavorando, ti chiamo più tardi".
invece che dedicare tutto il tempo guadagnato della mia inutile vita a studiare, adesso studio se possibile ancora di meno di prima. che studio a fare se non ho un lavoro? non voglio finire come le mie colleghe racchie già laureate a casa a distribuire confetti rossi e farsi mettere incinte. niente pezzo di carta appeso alla mia parete prima di avere 7 tailleur nell'armadio da abbinare a borse fighe per andare a frustare gli operai sul cantiere.
se ci metti che sto preparando un esame di quelli che ti scegli tu, e se ci metti che quattro anni fa mi sono scelta come complementare un esame di fisica degli impianti tecnici e illuminotecnica invece che cazzulandia architettonica ecco che iniziano a girarmi un pò i coglioni. ma che avevo in testa quattro anni fa? l'idealista delle mie pantofole che voleva sapere tutto di tutto non pensava alla studentessa scamazzata che sarei diventata a due passi dalla laurea? avrebbero dovuto privarmi del libero arbitrio.
a questo si aggiunge:
punto a  photoshop che gli manca un file e non vuole funzionare, e non lo disinstallo perchè poi si deve fare il crack e io odio il crack, e non lo voglio chiedere al fidanzato perchè poi dice "vedi, che ci vuole?" copia un file da una parte lo mette da un'altra parte cambia la data all'anno 2003 grida bimbumbam preme due volte invio e funziona.
punto b  i commenti ai post che appaiono e scompaiono (ma si possono editare? non si editavano, cribbio).
punto c  la nuova pettinatura di paolo bonolis che prima c'avevano la fila a lato in quel modo solo lui e claudio lippi e ora c'hanno le mesh di quel colore solo lui e milly carlucci e la cosa, date le circostanze che rendono la suddetta anche lei architetta, mi disturba non poco.
di camilla, diario, work, unipersità - 14:49 | link | commenti (13)


#martedì, 18 aprile 2006
dipinge gli occhi, mette bendagli d'argento agli orecchi

l'ultima volta che ho scritto qui faceva troppo freddo per sedermi a terra a scrivere un post, come adesso, che pure qualche brividino mi sale ogni tanto su per la schiena.
rileggendo quegli stupidi propositi per il 2006 oggi, se possibile, li trovo ancora più stupidi, specie alla luce di come sono andate le cose negli ultimi mesi.
c'era un blog col nome di una canzone, che ora non c'è più.
c'erano fantasmi dapertutto, che adesso non ci sono più.
c'erano fantasmi, ma li avevo inventati io.



il suo nome era Vendetta, dolce e terribile, veniva da lontano nel tempo e lontano nel tempo brucerà la sua ferita.
di camilla, diario - 20:42 | link | commenti (6)


#mercoledì, 11 gennaio 2006
tutti quelli che partono tornano

chiariamo subito una cosa: non sono stata a perugia, ma al polo nord. altrimenti come si può definire un posto dove non puoi uscire di casa con le tue belle calze colorate senza rischiare un congelamento ai polpacci? polo nord.
ecco quindi un problema con il quale non avevo fatto i conti nei miei sogni di fuga: il comgelamento ai polpacci.
il weekend è filato via liscio e velocissimo: superfluo sottolineare le meraviglie dell'umbria, regione dove ogni sputo è ingentilito dalla cura e dalla manutenzione di uno skyline medievale imbalsamato tanto quanto basta per non sembrarlo. ah, si mangia da dio, in umbria: pasta callosa ancora gialla di farina e uova, vino nero, e funghi come meloni, e olio, a fiumi.
il fidanzato mi ha regalato un altro di quei completini da bimba sexy e innocente che tanto non mi donano, io che sono femmina fatale nell'anima. appendo le autoreggenti al chiodo, ma in compenso posseggo una culotte con pinguini stampati a brillantini e una canottierina con tanti fiorellini rosa pesca che non sono niente male.

sono a metà della mia prima vera settimana di lavoro, il lavoro che mi ha trapiantato definitivamente e inesorabilmente al vomero: proprio io, che ero femmina di centro storico (oltre che fatale) ho dovuto capitolare dinanzi ai saldi di promod e all'apertura 24h su 24 di fnac.
ho scelto il mio sottopassaggio preferito della metropolitana di piazza vanvitelli e ora uso sempre quello, affinchè il mio bisogno di certezze nella vita sia completamente appagato da questo quotidiano gesto ed eviti di rompere le palle altrove. ogni mattina prendo via scarlatti e guardo in fondo in fondo, dove gira via cilea, e penso che se non ci fosse quell'orribile palazzo arancione che chiude il fondale addirittura vedremmo il mare laggiù. allora per dispetto prendo la strada a lato e scendo di fianco al villino liberty che sta in ristrutturazione, chè non si sa mai becco un operaio che sistema gli stucchi, o una finestra finalmente aperta a vedere l'interno. ritorno sulla strada principale e imbocco il vicoletto, dove mi fermo a comprare al tabacchi l'essenziale alla sopravvivenza in uno studio di architettura dove non è prevista neanche la pausa pipì e se ti distrai è già sera e non hai neanche fatto colazione. nella strada che dal portone conduce al villino - umile dimora dell'archicapo#4 - finalmente il mare si vede davvero. metto le mani in tasca, chè il freddo sale dapertutto, e cammino piano - perchè questo momento me lo voglio godere - con un gruppetto di gatti al seguito.
di camilla, diario, trasferte - 19:05 | link | commenti (6)


#venerdì, 06 gennaio 2006
tutti quelli che partono

scappano
di camilla, diario - 02:00 | link | commenti (10)


#giovedì, 29 dicembre 2005
in un angolo della mia mente continuo a


ultimo post dell'anno, tempo di bilanci.
vi scrivo dalla tastiera morbida e silenziosa di questo splendido portatile: widescreen lucido 17", antialiasing sui font perchè tanto qui si corre, niente economia, mary beth in sottofondo, silenzio. che lusso.
dare un senso al luogo comune che le cose desiderate sono più belle: fatto.
e no, nonostante questo splendido oggetto mi stia mettendo a dura prova, non sto diventando una feticista delle cose. non comprerò un ipod rosa e non pubblicherò le foto del contenuto della mia borsetta su questo blog. continuerò a prestare libri che non saranno mai restituiti, continuerò a scarabbocchiarci su, a non collezionare.
ho cercato la pace quest'anno, e ho dovuto violentarmi perchè in realtà io odio la pace, questo lo so. ma la tregua mi ha permesso di costruire cose i cui frutti sto raccogliendo solo ora; e mi fa sorridere di compiacimento rendermi conto volta per volta di non averlo previsto.
mancano pochi esami e dico a tutti che tra un anno sarò laureata: probabilmente non sarà così, ma la cifra tonda pare che rassicuri sia me che gli altri.
ho lavorato tantissimo, ho messo piede in studi di architettura di cui avevo sentito solo raccontare. e oggi sono stata assunta - così mi ha preso in giro l'architetto - per qualche mese... questo significa che avrò per qualche mese una sottospecie di indipendenza economica. sono soddisfatta, e lo dico senza presunzione, ho dato veramente tanto e ho scelto la strada più difficile, quella onesta: sono fiera di me.
lo stesso non vale per  l'evoluzione del mio equilibrio caratteriale. sono sempre più incazzosa e lunatica, non faccio molto per aiutare le persone a volermi bene, non riesco a gestire le situazioni senza coinvolgere gli altri, continuo a vivere ansie passate. a questo riguardo, il mio proposito imminente per l'anno nuovo è quello di ammazzare una volta e buona il mio fantasmino del passato. al diavolo. andasse ad autodistruggersi e inaridirsi sulla strada che ha intrapreso. probabilmente l'ho sempre sopravvalutato.
e infine, l'ultimo mio pensiero dell'anno agonizzante va alle donne, l'intera categoria: care mie, avete/abbiamo perso. guardatevi intorno, sentitevi parlare, leggetevi. vi riempite la bocca di luoghi comuni femministi del cazzo, non avete un pensiero originale che non sia il riflesso della sudditanza psicologica dei vostri uomini. non siete più forti, non siete più profonde. siete disarmanti. siete patetiche quando rincorrete il matrimonio come risoluzione di tutti i mali, fate schifo quando accalappiate il tizio che vi regalerà la posizione che volevate, il posto che non avete conquistato con le vostre forze.
piuttosto che così mi faccio impiantare un pisello di gomma.


baci sotto il vischio, cari bloggettari ;)
di camilla, diario - 22:32 | link | commenti (9)


#martedì, 20 dicembre 2005

grazie, fnac .

stasera c'erano i negramaro al palapartenope e me li sono persi, così, per penitenza, metto in repeat ogni mio istante fino all'una e vado a dormire tranquilla.
ho cancellato un altro esame dalla lista, se non si fosse notato. è stato ieri, indolore, durato poco, neanche il tempo di pensarci che sono dovuta correre allo studio dell'architetto psicopatico (egli è una new entry nella mia vita, che mi astengo dal gudicare prima che siano trascorsi i termini legali senza essere pagata. di lui posso dire che mi ha chiesto circa venti volte se il giorno dopo ero libera, e che dopo avergli preparato l'ennesimo caffè con schiumetta mi ha chiesto se ero capace di fare il caffè e di andargliene a preparare uno). è un simpatico psicopatico (si lo so che sono fuori parentesi ma mi ha preso di parlare di lui e tant'è), uno di quelli che ruba le sigarette dai pacchetti delle collaboratrici e scende per comprare le lampadine e torna carico di kinder bueno e senza lampadine. ha un gatto magnifico che chiama giotto e che gli cammina sui fogli A1 mentre disegna, progetta cose che è soddisfatto di progettare e la cosa mi riempirebbe di gioia, se non fosse che non c'è metodo più diverso dal suo di quello che sogno di avere: se l'architettura fosse divisa perfettamente a metà, lui sarebbe il capo dello schieramento di quelli che antepongono il disegno pulito alla vivibilità dello spazio.
l'altra mattina l'ho trovato in pigiama alle 10. mi chiede di correre allo studio e poi mi prega di tornare due ore dopo e come posso spiegargli che abito ai confini della realtà e due ore non mi servirebbero neanche a tornarci, a casa?
per non rischiare il congelamento, mi rifugio da fnac, sorella ripulita e reazionaria di feltrinelli, la quale mi accoglie come la pecorella smarrita su uno dei puff da lettura di pelle nera nell'angolino dei libri in lingua originale, che nessuno visita mai. mi sembra impossibile a ripensarci, ma sono stata due ore seduta sul puff di fnac, e nessuno mi ha calcolato di striscio, ero invisibile e invisibile osservavo ultimo e elizaveta sfiorarsi senza trovarsi mai.
ho da dire solo due o tre cose su questo libro, che non riesco a tenere la bocca chiusa, ed è impossibile spiegare l'emozione di quelle ultime 100 pagine.
la parte che mi è piaciuta di più, quella obiettivamente più intensa, meglio stesa, è la seconda, quella di caporetto, ed è buffo che senza saperlo io abbia scelto tra le copertine proprio quella del capitolo che ho amato di più.
poi c'è il solito esercizio di stile, reso ancora più odioso dalla posizione infelice dove è posizionato: quando non vorresti proprio essere catapultato fuori dalla corsa.
e poi c'è il resto, più semplice, più onesto, e sopra ogni cosa l'emozione di una storia come un'altra, una storia vera senza verosomiglianza, questa storia.
ci sono almeno due periodi di questa storia che sono la mia storia, come immagino la storia di chissà quanti altri... ma li continuo a sentire profondamente miei, specialmete in relazione alle cose che mi capitano, che mi sono capitate.
ovviamente non ve li citerò mai.

(meno setteeeeee)

di camilla, diario, work - 23:40 | link | commenti (5)


#domenica, 30 ottobre 2005

la verità, tutta la verità sulla notte bianca

Napoli - sono le 20:30 quando A. ed E., così li chiameremo, entrano in auto per trascorrere quella che sarà la notte più lunga della loro vita. intavolata la usuale conversazione sulle differenze formali dell'impostazione estetica kantiana dalla concezione empiristica della sensibilità di schopenhauer si dirigono a passo di scarrafone verso il primo parcheggio utile. agli ingressi della metropolitana si respira la tipica aria goliardica del sabato sera: ragazzini che si prendono a capate in bocca, ragazzine abbigliate all'ultima moda domiziana duemilacinque adescano con i loro sguardi maliziosi gli esemplari più rappresentativi della specie maschile della loro età, gli agenti della sicurezza addetti alle banchine sotterranee consumano ignari una pizzetta e un caffè al bar. è all'interno della stazione che le cose iniziano a mostrarsi nella loro triste realtà. il primo carro bestiame passa dopo circa venti minuti, un tempo di attesa che manco nel burundi, e ovviamente provare ad avvicinarsi ai vagoni è follia: gli occhi delle persone all'interno hanno assunto il classico colorito rosso con fiamma tipo mila e shiro, rivoli di sudore scendono dalle loro fronti, sono pronti ad usare la forza con chiunque tenti di usurpargli il posto. a quel punto A. ed E. stanno quasi per desistere, quando all'improvviso due sconosciuti gli propongono una cosa a quattro, nel senso di un viaggio in taxi a quattro. nonostante per quanto ne sappiano potrebbero essere il mostro di firenze o l'assassino di new orleans, decidono di accettare. tutta la città è isola pedonale, ma le strade del centro sono piene di auto. lo sconosciuto dall'accento tipicamente gragnanese domanda al tassista cosa ne pensa lui professionalmente dell'amministrazione jervolino e lui, forse seccato dal pensiero dei miseri otto euro che gli verranno retribuiti dopo tre quarti d'ora di traffico, risponde con un laconico: riman annà murì tutt' quant. l'entusiasmo per l'evento si respira in ogni vicolo, nei vicoli in cui si riesce ancora a respirare ovviamente. ogni strada che porti a piazza dante, dove si sta esibendo beppe grillo, è un muro di terzignesi, casertani o giuglianesi. perchè l'evento traino beppe grillo giustamente va collocato in una piazzarella collegata da vicoli, chi potrebbe obiettare, anche gli U2 hanno deciso di fare il prossimo concerto nel giardino di casa mia. sconfortati dallo scenario, A. ed E. decidono di provare ad assistere ad un altro dei mille eventi di questa magica notte. dopo un'ora e mezza hanno fatto a piedi cento metri. è a quel punto che il fato, con l'aiuto dell'organizzazione telefonica, fa incontrare loro un gruppo di facce amiche con le quali, affamati e disidratati e con una vescica quanto 'e porta capuana, tentano di dare rimedio alle loro sofferenze. si fanno largo tra la folla a calci e a spintoni, fino al primo punto di ristoro indicato loro da un provvidenziale scribacchino malefico, dove consumano litri di vino rosso in cui annegare i loro dispiaceri. ritemprati decidono di dare nuovo senso alle loro fatiche. programma alla mano, stabiliscono che uno, almeno uno dei mille eventi deve essere loro. un'ora dopo A. ed E. sono sotto la galleria umberto ad assistere ad una tristissima esibizione di flamenco snobbata persino dai ballerini stessi. uno di loro intervistato rivelerà poi: io? no guardi sul quel palco non ci sono mai stato e una cosa non offendere!. il rientro a casa si svolge interamente sullo stradone di mergellina. chilometri e chilometri a piedi, confusi nel fiume di persone, ad assaltare in branco ogni taxi che sfrecciasse via veloce, che manco nella guerra dei mondi scene di panico simili. sono le quattro del mattino quando A. ed E. sono seduti per terra ad interrogarsi sul senso della vita a della notte bianca in una stazione della metropolitana, ad aspettare invano il prossimo inesistente treno, perchè noi a napoli non siamo secondi a nessuna capitale europea, che si sappia. un' ora dopo si ritroveranno - nessuno di loro due ricorda come - sotto il portone di casa con una risposta alla domanda "cos'è per te la notte bianca": un sabato come un altro, solo che devi fartela a piedi fino al centro all'andata e a ritorno.
l'unica certezza che abbiamo - analizzata questa triste storia - è che, se questa doveva essere una mossa elettorale, è stata una pessima, pessima mossa elettorale.

di camilla, diario - 12:08 | link | commenti (16)


#venerdì, 28 ottobre 2005

non sono d'accordo con quello che dici ma farò di tutto affinchè tu possa dirlo

oggi pomeriggio ho assistito ad una di quelle scene alle quali un blogger napoletano farebbe di tutto per assistere, e poi scriverci un bel post. come nell barzellette, che c'è sempre un francese uno spagnolo e un napoletano, così nella sala d'attesa del dottore c'era uno dei quartieri, una di agnano, un napoletano, io e ez. solo che c'ho perso un pò l'abitudine a trasformare i pensieri in post, e quindi.
in ogni caso la signora ci teneva a farci sapere che lei durante la gravidanza se l'er pigliat a cocain e non sentiva proprio nessun dolore più, no, solo 'a vocca gelata e tutta inturzat, e questa mi sembrava degna del premio "diagnosi creativa 2005". io intanto pensavo a comesichiama elkann, a paolo calissano e al fratello viscido di paolo calissano, che si mette in giacca e cravatta per andare a raccontare a verissimo quanto è bravo e quanto è onesto il fratellino smarrito, e a quanti calci gli darei una volta uscito, se fossi quel fratellino.
sono giorni che due sentimenti sottilmente collegati tra loro stanno prendendo il sopravvento sul mio proverbiale (ma anche no) savoir fer.
sono arrabbiata.
divento una belva se qualcuno parteggia dalla parte opposta, se dice cose scontate, se è ignorante o mediocre, in quel momento. non concedo benefici del dubbio, non c'è un secondo appello, mi credo capace di valutare se una persona merita stima o no, sono insopportabile e presuntuosa, non perdono. e sappiate che io perdonavo: ah e come, se perdonavo. ho sfogato tutta la mia vena polemica sul forum della facoltà di architettura, contro individui che tra poco macchieranno per sempre la residua dignità dell'albo degli architetti, e la cosa peggiore è che ho dato il mio peggio con un nick cristallino. solo una volpe come me può firmarsi con nome e cognome.
sono ipersensibile.
scoppio in lacrime al primo ricordo che mi punge, al primo fallimento, alla prima figuraccia. ho iniziato a piangere come una fontana soltanto perchè enzo biagi, nell'intervista a raitre, ha detto che dedicava il libro alla moglie suo primo unico e ultimo amore.
insomma l'equilibrio psichico decisamente non è con me, attualmente.
ho incontrato qualcuno che non vedevo da tempo, giorni fa. mi ha detto che mi trova molto diversa, cresciuta dice, "più donna". io mi sento solo molto più fragile, e questo è veramente strano perchè immagino che l'evoluzione della specie richieda l'esatto contrario.
ho fatto un esame difficile, almeno per me che odio le cose da ricordare a memoria senza nessun nesso plausibile, e mi sento come se avessi fallito nonostante tutto.
odio non poter scrivere tutto quello che mi emoziona positivamente o che mi fa soffrire, qui. sapere che c'è sempre qualcuno a cui quella cosa non vorresti raccontarla. se lo riapirissi di nuovo, il blog, lo terrei lontano dai conoscenti, davvero.
mio padre continua a parlare solo di berlusconi: l'altro giorno mamma gli ha detto: fai una taglio sulle castagne, ma mi raccomando a forma di croce; e lui ha risposto: ah e così neanche queste castagne pagano l'ici!
ma prima che esistesse berlusconi, mio padre, di che cazzo parlava??

di camilla, diario - 01:58 | link | commenti (15)


#giovedì, 06 ottobre 2005

viviamo in un enorme disneyland, sapevatelo.

ok.
notredame de paris è stata ricostruita per finta nell'800.
il castello di pierrefonds è completamente falso, esistevano solo quattro pietre e l'hanno fatto così, come gli piaceva a loro, forse sul modello di quello della walt disney. 
l'arco del maschio angioino è pura invenzione dei giorni nostri.
la chiesa di santa chiara, pure.
ma, dico io, c'è esame più triste di questo? uno sogna per tutta la vita di visitare notredame e tutti quei bei rosoni colorati e tutti quei bei contrafforti di pietra che stanno lì da ottocento anni e tutti quei simpatici gargoyles col le alucce incriccate e che vai a sape'? che un gargoyles c'ha la faccia di violletleduc, perfido mistificatore di metà 800, al cui confronto i geometri moderni costruttori di archetti ribassati rosa shocking non hanno che da impallidire.
io mi voglio pure recludere in casa per finire le mie malefiche mille pagine, ma pure se la matematica mi insegna che col ritmo che sto tenendo leggerò l'ultima pagina col panettone in mano, però, se mi dovete spegnere l'entusiasmo, ditelo subito che ci metto una bella croce sopra.

di camilla, diario, unipersità - 11:34 | link | commenti (21)


#sabato, 01 ottobre 2005

lascia che sia, come vorrei, ogni mio istante

è come fare il sottopassaggio della circumvallazione qua fuori elevato alla decima: lo stomaco che si fa una piccola passeggiata, una risatina castigata dalla vergogna, una sensazione di sollievo e chi s'è visto s'è visto. ma è anche un corso di fotogrammetria accelerato, il gioco dell'indovina la città a forma di stella, l'aereo. una consuetudine per molti, una specie di svolta epocale per me che avevo sempre fantasticato sulla mia prima volta e la mia prima volta - così come doveva essere - l'ho vissuta con me stessa e basta. in ogni caso, sono la prima persona al mondo alla quale su un aereo non hanno offerto caviale e champagne ma un misero bicchiere di plastica d'acqua naturale e neanche con un tono troppo amichevole. ho capito in seguito che neanche la questione dello schienale bloccato sui novanta gradi era proprio ordinaria, ma non è colpa mia se ho beccato compagnia più sfigata dell'universo.
mi sono vendicata di questo trattamento non proprio ortodosso spacciandomi con cani e porci per architetto consumato e millantando domicili che - ahimè - non mi appartengono (conosci via roma, bè il palazzo affianco alla banca, è il mio). e certe soddisfazioni te le puoi togliere sono a 600 km di lontananza.
di verona, a quasi un mese di distanza, ricordo lucidamente tre cose:
castelvecchio, con i suoi paricolari nascosti in ogni angolo e carlo scarpa che ti prende per mano e ti accompagna a passeggiare tra le statue.
gli uomini, vecchi medi giovani, iene assatanate, e i loro rivoli di bava al passaggio di qualsiasi essere umano di sesso femminile, perchè le femmine nostre non danno confidenza, non sono come voi, "facili".
le strade lastricate, e quella notte che sono tornata scalza dal teatro romano a piazza delle erbe, con i sandali alti alti in spalla, e non ho dovuto schivare nessuna carta sporca e nessuna cicca di sigaretta sui marciapiedi lastricati.
cenerentola è tornata nella sua stalla ai piedi del vesuvio tutta sporca di polvere, dopo quasi una settimana di allestimento, e di cene con designer famosi antipaticissimi che si è pagata da sè. perchè gli architetti sono tirchi e meschini, e questo ormai è un dato di fatto acquisito.
la qual cosa ci riallaccia ai recenti pomeriggi passati a disegnare curve di livello aggratis per l'individuo in tshirt che già all'inizio di agosto diede prova di quanto valore attribuisse la mio lavoro.
sto studiando come una maledetta secchiona e i miei schemini riassuntivi in lucida sans unicode ne sono prove schiaccianti, che dovrò far sparire al più presto per evitare che capitino nelle mani sbagliate.
però ieri sera mi sono commossa. prima di tutto perchè sono stata pagata per un lavoro, e non sono abituata, e poi perchè ho pensato per un attimo che se qualcuno crede in me, anche come atto di fede, posso farcela, forse.

di camilla, diario, trasferte - 11:49 | link | commenti (16)


#lunedì, 12 settembre 2005
solo per dirvi

che se a qualcuno venisse in mente di venirmi a trovare questa settimana sono qui, nella sezione ricerche storiche. specialmente tarè, che sta vicina vicina ed è anche archignocca.
a proposito, qualche anima buona potrebbe dire al mio fidanzato (se magari lo becca in messenger) di controllare la sua mail (goljadkin@hotmail.it)? ciruzzo dico specialmente a te che stai semp a perdere tiemp su msn.
ah, a proposito, prendo il mio primo aereo dopo aver visto l'11 settembre, dopo aver visto Lost, dopo aver visto agosto 2005. quindi ci tengo a precisare che se mi viene un infarto sono ampiamente giustificata.
a presto.
di camilla, diario, trasferte - 07:55 | link | commenti (19)


#lunedì, 05 settembre 2005
il periodo refrattario

siccome c'ho le spie non posso continuare a fingere di essere in grecia, specialmente perchè fingere di essere in vacanza dopo aver pubblicato le foto della vacanza su flickr non è una delle trovate più geniali che abbia mai avuto.
volevo fare finta di non esserci ancora, scomparire per qualche giorno, dimenticare il libro di restauro nel cofano della peugeot , non controllare che giorno è.
ogni volta che finisce un periodo di festa relativamente lungo impiego un tempo medio di 20-25 giorni prima di avere il coraggio di rivedere i miei doveri di studentessa-lavoratrice aggratis. per esempio: quando finiscono le ferie di natale continuo a fare colazione col pandoro nel cappuccino fino a marzo (in realtà questo succede principalmente perchè mio padre non aspetta altro che il 6 gennaio per fare scorte nucleari di pandori a 5 euro ogni 3 pezzi e ammortizzare le spese di biscotti a lungo termine).
così adesso fingo di non sapere di essere nuovamente a napoli. appendo le mutandine bagnate al filo dell'antenna perchè mi ricorda tanto quello che avevamo teso con amore tra i pilastrini verde shoking dei nostri appartamentini greci, non mangio pasta perchè sto elaborando la ricetta migliore per preparare una mussaka fatta in casa, fingo che la pubblicità che minaccia la ripresa di tuttelemattine di costanzo sia un'allucinazione dovuta all'abuso di ouzo, e cose così.
la cosa che mi manca di più però, come sempre, è la compagnia. il casino di otto persone che fanno tutto insieme ricercando disperatamente compromessi che non esistono e si ritrovano ogni notte a bere un caffè importato a bordo piscina.
io e il fidanzato stiamo montando il filmato delle nostre imprese, ma in esclusiva per i miei lettori ecco qua il trailer di tale capolavoro.
sto per sposare* un regista, spero di assomigliare almeno lontanamente alla bellucci adesso.

*ovviamente è un modo di dire che non implica alcuna promessa contrattuale.
di camilla, diario - 14:26 | link | commenti (25)


#venerdì, 19 agosto 2005
vola solo chi osa farlo

non è poi chissà che abbia da dire, vi avverto.
certo, se ho questa voglia di scrivere stanotte, forse il cervello mi sta suggerendo qualche storia, solo che mi torna difficile rimettere insieme i pezzi: siamo ad agosto e, si sa, alcuni neuroni sono allegramente in vacanza, altri ci hanno abbandonato molto tempo fa per raggiungere e fiji e non tornare mai più, altri non li abbiamo proprio avuti in dotazione.
è stata una giornata ricca di emozioni: vasco rossi ha scritto con l'accento sulla o nel video di "e...", gli occhioni verdi di camilla (quella vera) hanno passeggiato per la mia città che dormiva tutto il giorno, uno che si spacciava per giornalista c'ha pedinato insistentemente raccontandoci strani aneddoti sui segni esoterici incisi nelle pietre delle chiese, ho salutato un'amica che non ho avuto il tempo di conoscere davvero per i prossimi due anni, e mi è dispiaciuto. tanto anche.
penso chissà se c'avrei avuto il coraggio, io, di andarmene così da un giorno all'altro dall'altra parte del mondo, e penso che le persone ci stupiscono sempre, quelle da cui meno ce lo aspettiamo. e così mi rimbalza in testa da ore la frase di un libro che ho letto tanto tempo fa, che non è il suo scrittore preferito perchè il suo scrittore preferito l'ho saputo stasera, ma gliela dedico lo stesso. a lei che sta per partire lontano in un altro continente, e a quelli che c'hanno il coraggio sempre di partire e di ripartire, anche senza spostarsi, e che quando tireranno bilanci sapranno di avere dei viaggi da raccontare.
di camilla, diario - 01:42 | link | commenti (6)


#domenica, 14 agosto 2005

ti sto aspettando, ma mi avvio

metto su l'ultimo dei negrita, mentre rifaccio amicizia con la pagina di splinder, proprio come avevo fatto prima di partire. ci siamo andati anche al concerto questa settimana, ed è una strana coincidenza. che si sia festeggiato un concerto dei negrita a fuscaldo poi, in un campetto di prato secco e con un buco nella recinzione per fare i biglietti, è un fatto per lo meno singolare. a dispetto del dubbio contesto, il concerto è stata una vera festa sul palco e sotto, con un' indimenticabile platea calabra in religioso silenzio ad ascoltare mamma maè, come se si fosse alla novena del sabato. ma i calabri sono così, gente che grida sccc al cinema anche durante la pubblicità, sempre un pò maliconici sotto le sopracciglia scure e grati di ogni cosa come di un regalo, rispettosi della santa sedia di plastica, ipnotizzati dai fuochi artificiali come gli zombie di romero.
ma sempre meglio dei napoletani.
è stato bello, semplicemente. me la sono spassata, come poche volte me la spasso, a saltellare a modo mio a tempo con quel folletto zompettante del bassista, e mi sono emozionata, come molte volte mi emoziono, ad ascoltare ho imparato a sognare cantata da un pau che faceva l'amore col microfono.
niente, non vi racconto delle mie vacanze uguali a tutte le vacanze che si credono speciali, che siano sui cammelli in egitto, sul longomare di sangineto o in cima alla cupola del brunelleschi, tutte accomunate dai ritmi lenti e abitudinari della vita disimpegnata, dal desiderio di fare qualcosa da raccontare a ritorno, dalla paura del disordine lasciato in attesa.
sono qui a mettere a posto per qualche giorno.

di camilla, diario, trasferte - 11:42 | link | commenti (11)


#sabato, 06 agosto 2005

scivolando verso sud

se negli ultimi giorni ho dismesso il cappellino sudaticcio e tanto bramato da nerd non è  - come voi malefici e malpensanti avete congetturato - per motivi turistici o peggio balneari.
l'archicapo#3 (sto cancelluzzo si porta assai ultimamente) mi ha tenuta rinchiusa n. 3 giorni nel suo studio deserto al centro storico adducendo bieche scuse lavorative che si sarebbero presto rivelate scuse schiavistiche.
da questa mio terzo contatto ravvicinato con un portatore non sano di conoscenza architettonica ho appurato le seguenti ineluttabili verità:
01. gli architetti in carriera in estate vagano per lo studio con sandali da frate e t-shirt bianche da mercatino con buco sotto la scella e macchia di sugo. la quale cosa li rende molto poco sexy e ne sfata l'ultimo mito esistente sul loro conto, trasformandoli negli esseri meno appetibili della terra.
02. gli architetti non magiano pizza, non magiano da mcdonald, non mangiano panini. vanno al ristorante a mangiare pesce fresco e a sfoggiare conversazioni brillanti, la qual cosa li riabilita un minimo da quanto detto al primo punto.
03. gli architetti sono sempre figli di architetti, fratelli di architetti, mariti di architetti. come i faraoni egiziani si riproducono tra di loro in una sorta di orgia tipologica e postmoderna.
04. gli architetti non sanno usare autocad e anzi hanno seri problemi anche a inviare un email. da questa vergogna si giustificano sostendendo che il computer è un mostro malvagio e comunista  che uccide la creatività e mangia i bambini .
05. gli architetti progettano un centro polifunzionale degno delle peggiori periferie del terzo mondo che rovinerà per sempre la zona della marina.
06. gli architetti alla fine di 36 ore di lavoro mi chiedono come possono sdebitarsi, io rispondo "non si preoccupi", e loro quindi non mi pagano per davvero.
07. io sono un pò scema, ma loro sono pure un pò stronzi.
ecco perchè da oggi in poi l'unica motivazione che mi spingerà a portare a termine gli studi universitari sarà lo scialatiello ai fiori di zucca e frutti di mare.

parto tra 2 ore, ma sotto al mio ombrellone non voglio vedere l'ombra di nessun domuscasabella, abitare, o altra rivista architettonica di sorta.

di camilla, diario - 23:33 | link | commenti (9)


#giovedì, 28 luglio 2005
io non è che voglio sfogarmi,
però.


l'altra mattina mi aggiravo spedita e guardinga per la pignasecca in cerca di fotocopie da comprare per il prossimo esame di 1200 pagine: una di quelle mattine che ti senti bruttarella, i capelli che se ne vanno un pò dove cazzo gli pare a loro, il mare che non lo vedo da due settimane per via della palla a culo (bonjour finesse), la gonna stropicciata che non avevo voglia di stirare, e cose così. ovviamente - come la statistica insegna - queste sono le mattine con la più alta probabilità di incontrare persone che non vedevi da due secoli e alle quali ti sarebbe piaciuto fare un'impressione se non altro meno vomitevole. fu così che, nonostante i miei sforzi di fingere spudoratamente di non averlo riconosciuto, fui a mia volta riconosciuta (e inseguita) dal papà di un ex compagno di classe, che per dovere di cronaca non chiameremo più ex compagno di classe, ma ex e basta.
costui, in ogni caso, mi informò prontamente di tutti i magnifici cambiamenti sopraggiunti nelle vite dei miei ex compagni di classe, non risparmiandomi i particolari delle misere esistenze di nessuno di loro. fu così che venni informata dall'uomo, che da oggi in poi chiameremo "il corriere di montesanto", delle seguenti cose riguardanti gli alunni della III A 98/99:

# l'ex si è laureato qualche giorno fa: a mio parere un evento senza spiegazione, avendolo dato tutti per spacciato dopo la terza bocciatura all'esame di fisica I. si è trasferito in polonia (questa mossa qui già più prevedibile, conoscendo il suo armamentario di battute sulle colf polacche)
# la musicista vive in svizzera col fidanzato, intervallando il suo idillio amoroso con qualche capatina a milano per suonare il violoncello alla scala.
# nino d'angelo vive a bruxelles col padre architetto (a saperlo prima, mi facevo piacere i biondi), non si è laureato ma tromba a pazzi (bonjour finesse 2).
# alice ha sposato un ricco imprenditore svedese (il proprietario di ikea?). hanno tentato di rapirla per chiedere un riscatto, ma la polizia svedese l'ha salvata. ora ha una bimba (come jen, spero che però lei non sia malata di cuore).
# il fidanzato storico è laureato da 2 anni (e qui le similtudini con dawson's creek si fanno più insistenti, se ricordiamo che lui (che chiameremo pacey) era un brutto ciuccio senza prospettive che ha cominciato a studiare grazie a me (che chiameremo andie).

insomma, qua pare che tutti abbiano trovato una strada plausibile, cinematografica o meno, che li abbia portati lontano da napoli, dalla provincia, dalla melma, dalla mediocrità. dopo questa chiacchierata ho realizzato con molta più lucidità che questi 6 anni mi hanno trasformato dalla vincitrice alla fallita della situazione: mi sono impantanata in questo piccolo mondo, a correre dietro a questa maledetta università, proprio io che sognavo continuamente di andare via.
eravamo tutti seduti nella stessa aula sei anni fa, tutti con mille vite potenziali davanti. l'unica che è rimasta come una deficiente seduta lì sembra sia proprio io.
di camilla, diario - 18:35 | link | commenti (40)


#sabato, 16 luglio 2005

la leva del dosatore di caffè va riportata nella posizione inziale

credevo di potercela fare, e invece no.
non ho fatto neanche in tempo a staccare gli striscioni di benvenuto al fidanzato, appena i miei sono partiti, che subito mi sono resa conto di alcuni fatti incresciosi:
a una certa ora dovevo fare pausa da autocad per andare a cucinare (cosa che nel bel mezzo della creazione urbanistica non è per niente indicata, se non volete ritrovarvi con una panchina nel laghetto o uno scavo di ercolano ricoperto di cemento).
a una cert'altra dovevo svegliarmi prima per andargli a preparare il caffè e portarglielo a letto. e, considerato che quando ha provato a farmi una sorpresa ho dovuto prima ripulire il caffè del miscelatore da tavolo-sedia-pavimento, di questo non mi lamenterei (nun ce provà più).
ad un'altra ancora lui sarebbe uscito dalla doccia tutto goccioloso e sorridente trasformando il mio bagnetto in una landa paludosa, e me in cenerentola.
a qualsiasi ora, infine, ho scoperto di essere capace a posizionare le pentole e i piatti nella lavastoviglie in modo tale che neanche uno di loro esca fuori pulito, e credo che pochi di voi possano vantarsi della stessa impresa.
la domanda che sorge spontanea è: esiste una sola ragione convincente che spinga una donna a sposarsi?
in ogni caso, le mie povere membra, spossate da una settimana da casalinga-studentessa-lavoratrice-moglie, hanno deciso di abbandonarmi al mio triste destino regalandomi uno dei fastidi più fastidiosi nella lista delle rotture di cazzo mediche. cosa che di per sè non sarebbe stata una tragedia nel caso io non vivessi nella magica città dove come per magia niente fuziona, cioè napoli:
notturno, ospedale cardarelli - io che mi mantengo con una mano il sedere e con l'altra pure: "scusi, ho questo piccolo problema, dove devo rivolgermi per una visita?" infermiera con unghie pittate di rosso fuoco: "non qui, deve andare da un medico".
per fortuna che poi esistono gli ospedali chiattilli dove tutto (o quasi) funziona, anche se ti devi fare 2 ore di traffico per arrivarci.

ah, a proposito: sii paziente... ;-) a soreta!

di camilla, diario - 18:54 | link | commenti (30)


#venerdì, 08 luglio 2005

prove tecniche di vacanza

se stasera sentite uno strimpellare di chitarra e uno stonare di canzoni dei coldplay nei pressi del lago di bolsena, niente paura, siamo solo io e il fidanzato in trasferta per un fine settimana (suo regalo inaspettato e graditissimo, insieme alla canottiera di lost, la quale tuttavia resta imbattuta sul podio dei regali più belli del mondo). nonostante non consideri affatto una buona idea quella di fare il bagno in acque che non siano salate e non si estendano per lo meno per 20 km, probabilmente cederò sotto le pressanti insistenze del fidanzato, che ha già preparato da giorni pinne, costumino ed occhialini. ma ci tengo a dire, nel caso venissimo divorati dal mostro del lago o deturpati dai pirana, che io non ero d'accordo.
sulla strada del ritorno incontreremo ennio, la mente diabolica che ha pianificato questo viaggio indicandoci persino i posti migliori per le soste della pipì.
la cosa bella dei blog è che, dovunque vai, hai un tour operator a tua disposizione sul posto.

di camilla, diario - 09:39 | link | commenti (5)


#lunedì, 04 luglio 2005

Born on the Fourth of July

come il tacchino al forno con le patate, sono nata il 4 luglio.
veramente io volevo evitare di sentirmi ripetere ad ogni compleanno le stesse frasi - tom cruise, indipendence day, etc -  e nascere tranquilla tranquilla il 3 luglio, ma il ginecologo stava con le chiappe a mollo in sardegna, e allora ho dovuto aspettare un pò.
ad aspettare è stata soprattutto mia madre, che infatti quando mi ha visto, dopo 24 ore di travaglio, non ha avuto per me le migliori parole: ah e chest'è? è bruttarella però  (si narra che questo aneddoto ancora circoli di generazione in generazione tra le infermiere della clinica).
forse per vendicarsi di me, o del ginecologo, i miei genitori decisero di macchiarmi a vita la reputazione chiamandomi come una canzone dei pooh, cosa che fortunatamente sono riuscita a nascondere con moderato successo fino ad oggi.
24 anni dopo mi sono ritrovata in una buia aula universitaria, dove mi hanno spostato per l'ennesima volta l'ennesimo esame al giorno dopo. ma l'ho presa con filosofia e mi sono limitata a scrivere sulle mattonelle del bagno: architettura merda.
per compensare la giornata però, stasera andrò alla mia festa a sorpresa, organizzata in gran segreto dal mio fidanzato. che si è dimenticato di cancellare dalla rubrica del cellulare gli sms: domani sera compleanno ale ore 21:30.
intanto mi diverto come una pazza a rendergli la vita impossibile simulando emicranie che mi impediranno di uscire stasera, e disegno l'ultimo mobile per la mostra di arredamento dell'archicapo2. sempre a titolo gratuito, ovviamente.
mi faccio vecchia.
per fortuna che almeno mia nonna m'ha regalato 25 euro.

di camilla, diario - 17:49 | link | commenti (35)


#mercoledì, 29 giugno 2005

piccole soddisfazioni quotidiane

01. aver salutato i miei colleghi per nome, stamattina, all'ultima lezione di tecnica delle costruzioni della mia vita. chè di solito sono timida come una capra e neanche capace di presentarmi a persone con cui magari ho chiacchierato per mesi interi, e loro pensano pure che sono snob.
02. essere a conoscenza, in seguito alla suddetta lezione, del fantomatico ingegnere che sfilava i ferri dai pilastri, grazie al quale gli edifici del vomero e del rione alto saranno rasi al suolo al primo terremoto rilevante, e quindi ricordarsi di non acquistare per nessun motivo una casa in uno di questi due quartieri.
03. assistere alla prima de la guerra dei mondi gratis. considerato che, oltre al fatto di possedere 8 codici fiscali in tesserino plastificato (non si sa mai se ne dovesse scassare uno) questa è l'unica agevolazione sociale concessa alla prole di un impegato statale.
04. aver ideato e disegnato il mio nuovo template - anche se ha ancora bisogno di parecchie aggiustatine - del quale mi sono fatta SOLO scrivere l'html (però alcuni </br> li ho inseriti io, eh).
05. aver avuto il coraggio di inviare a beppe grillo una vignetta per il concorso bandito sul suo blog per giovani fumettisti. e lo so che fumettista è una parola un pò grossa, ma metti che nella lettera che mi sono inviata il 2011 mi domandavo se avevo avuto il coraggio di inviare una vignetta a beppe grillo... mica mi voglio deludere!
(a proposito, la vignetta doveva far riferimento ad un suo post, e il post che ho scelto io lo trovate qui.)

di camilla, diario, strip - 20:07 | link | commenti (19)


#domenica, 26 giugno 2005
c'è (ci sarà) posta per me

un giorno, quando ero poco più che un' adolescente, ho deciso di scrivere una lettera.
mi ricordo che era estate e, come ogni estate, stavo contando i giorni che mi separavano dall'inizio delle lezioni a scuola, dopo aver trascorso agosto e settembre a imbrattare quaderni e quaderni di stupidi disegnini in una città afosa e deserta (passatevi una mano sulla coscienza, voi genitori che decidete insanamente di prendere le ferie a luglio!). la mattina mi faceva compagnia un telefilm che, ora che ci penso, probabilmente era soltanto una mia allucinazione, visto che non ha fatto proseliti neanche di striscio, si chiamava un medico tra gli orsi. in una delle puntate di questo telefilm fantasma, il mio personaggio preferito (una ragazzetta bianca bianca e un pò sfigata, in cui ovviamente mi riconoscevo pienamente), riceveva per il suo compleanno una lettera che lei stessa si era spedita un compleanno di 15 anni prima. ora. a parte che non si capisce come cacchio avesse avvertito le poste di mandargliela proprio quel giorno, e a parte che qua non ci sarebbe neanche bisogno di avvertirle perchè le lettere arrivano più o meno sempre con qualche decina di anni di ritardo. l'idea colpì nel segno la mia mente da adolescente melensa e stupidotta e così feci la stessa genialata, la imbustai e, per evitare di perderla, la consegnai all' impiegato statale più ligio al dovere che conoscessi: mio padre.
ogni tanto, in questi anni, ammetto di averci ripensato distrattamente e lo stesso papà, fido addetto alla conservazione, nei suoi frequenti cambi di raccoglitori non esitava a ricordarmi questa funesta scadenza: 4 luglio 2011.
stamattina: altro cambio di raccoglitore, altro avvertimento.
il fatto è che io non ricordo proprio cosa scrissi in quella maledetta lettera. forse chiedevo alla me stessa di 15 anni dopo se era riuscita a realizzarsi professionalmente? mi sembra improbabile. forse le chiedevo se aveva intorno ancora gli amici di una volta? se ne aveva altri con cui finalmente poter parlare di quello che le piaceva, delle sue andate di testa, di come era bello emozionarsi ascoltando una stupida canzone? se era felice e se non si sentiva sola, in quel senso, come aveva sempre avuto paura di sentirsi. forse le chiedevo se aveva un compagno nel senso in cui lo si intende a 15 anni, un fidanzato pittore scrittore musicista e magari pure regista, incostante come me, curioso come me, capriccioso come me, pauroso come me.
il fatto è che ho tanta paura di deludere quella ragazzina che vedeva davanti a sè un tempo indeterminato, e spiegarle che invece il tempo quello è. che sono scesa a compromessi a quell'epoca neanche immaginabili.
magari invece mi chiedevo soltanto se dopo 15 anni continuavano a trasmettere su raidue un medico tra gli orsi.
speriamo.
di camilla, diario - 20:48 | link | commenti (15)


#martedì, 14 giugno 2005

quesito n.5, scheda NERA

è molto semplice: c'è chi l'università la vive bene e chi la vive male.
chi la vive bene se ne sbatte del voto, ma più che del voto se ne sbatte proprio dell'esame. nel senso che lo va a provare n volte finchè il professore distrutto dalla visione ripetuta dell'individuo e sommerso dai sensi di colpa causatigli dai capelli bianchi di quest'ultimo decide di dar fondo alla sua riserva di camice e stilografiche. costui secondo le mie stime vivrà circa 10/15 anni in più della seconda tipologia (è risaputo infatti che lo stress accorcia la vita). lode a lui.
la seconda tipologia, alla quale non mi fregio di appartenere, non solo ha timore della brutta figura che potrebbe causare una sua insufficiente preparazione, ma sente come dovere morale quello di presentarsi al professore con un bagaglio di conoscenze per lo meno decente sull'argomento trattato. il professore non si ricorderà di lui sul letto di morte nè il suo bel voto verrà affisso all'albo nazionale dei bei voti. costui dunque è un coglione.
perchè quindi - mi domando - non accettare serenamente il mio simpatico voto dello scritto e trascorrere questa bella giornata preesame di pioggia a cazzeggiare allegramente? sono forse io un coglione? o forse dovrei dire una cogliona? ma esisterà poi un coglione di sesso femminile? e se sì, potrà essere congelato per essermi impiantato dopo la laurea, perfavore?

di camilla, diario, unipersità - 13:40 | link | commenti (14)


#lunedì, 13 giugno 2005

ore 23:15

45 minuti alla fine della giornata, il timer del parcheggio della peugeot ha deciso per noi che li dovessimo trascorrere separati. le opzioni su come usufruirne sono ben chiare nella mia mente, com'è chiaro quale vincerà.
opzione saggia: addormentarsi sulle pagine stampate per anticiparsi un capitolo del planner di domani, che è talmente articolato da conteggiare anche
il tempo per l'apertura del libro e per la lettura dell'indice. non posso sgarrare di un nanosecondo. pena lo spostamento dei compiti non svolti alla mattina prima dell'esame, ore 6:15.
(che giornata adorabile sarà domani)
opzione civica: addormentarsi con la tv accesa su brunovespachannel, ripensando a quando ieri sono andata a votare e i miei passi riecheggiavano solitari nei corridoi della scuola materna, e gli scrutatori si stavano giocando il pranzo a scopone. ripensando a tutte le volte che in questo mese ho letto del referendum sui blog, ho letto le mail di rafele con tutte le spiegazioni dei quesiti, e mi sono augurata che non succedesse quello che è successo adesso, che non mi dovessi vergognare per la figura che abbiamo fatto, che non dovessi ancora una volta preferire un'altra città (bologna, un esempio a caso) alla mia.
opzione relax: addormentarsi subito dopo aver scritto qualche inutile riga su splinder, così tanto per il gusto di articolare parole diverse da miscelazione adiabatica e efficienza di saturazione. mentre ascolto per la - non oso contarla - volta wash away, e non ho proprio voglia di ascoltare niente di diverso da questo, ma neanche per sogno.

di camilla, diario - 23:47 | link | commenti (7)


#giovedì, 09 giugno 2005

quanti esami ti mancano?

la fatidica domanda si ripete uguale a sè stessa da anni, iterativamente, come il messaggio radio di danielle rousseau*.
la risposta non è di immediata formulazione: essa infatti necessita dell'intervento di opportuni fattori correttivi in relazione all'interlocutore che la formula. dalla pluriennale esperienza che ho avuto il dispiacere di fare in merito, ho potuto appurare che almeno 4 sono le categorie in cui possiamo riassumere le tipologie di risposta (chiamiamo x il numero reale di esami sostenuti, sconosciuto ai più e talvolta anche a me stessa):

01. risposta all'estraneo:
40-39
domani do l'ultimo e il mese prossimo mi laureo. anzi, guarda, chiamami pure architetto.
02. risposta all'amica coetanea appena laureata:
-40+x
ne ho dati x
.
(spesso accompagnato da grugnito di disprezzo)
03. risposta al parente:
40-x/2
eh, ancora un pò...
(il parente è infatti famoso per le fughe strategiche preventive da regalo)
04. risposta generica:
40-2x+1
(2 = coefficiente maggiorativo da rosico)
(1 = coefficiente aggiuntivo da calcio d'angolo, crescente con legge esponenziale nel corso degli incontri successivi con una stessa persona)
l'unico problema di quest'ultima - che poi è la risposta più frequente - è: quando tra qualche mese il numero di esami residui diventerà negativo dovrò correggere la formula, o convincere la gente che è anche questa un'innovazione della legge moratti?

*non hai ancora visto Lost? vergona! fila a casa a scaricarlo.

di camilla, diario, unipersità - 01:21 | link | commenti (23)


#sabato, 04 giugno 2005

bologna/napoli: scopri le differenze

inizia poco dopo l'alba il tour de force verso le nordiche terre emiliane: fuori ancora buio pesto, e la peugeot lustrata a festa e carica di agli, peperoncini, provoloni e frittata di maccaroni. ci infiliamo in macchina con delle occhiaie fino sotto le scarpe e la borsetta piena di generi di prima necessità tipo tessera del videonoleggio, pacchetto di gomme dell'83 e caricabatterie del vecchio nokia morto - ahimè - anni or sono. il fidanzato perfetto mostra già chiaramente dopo la prima mezz'ora segni di stanchezza e ripensamento del tipo chi cazz me l'ha fatt fà, ma riesce brillantemente a superare la crisi di rigetto durante la sosta all'autogrill di roma e le successive due brioche al cioccolato. la prima differenza tra la salerno-reggiocalabria e la napoli-roma (a parte che la prima è provvista di mezza corsia con buchi e la seconda di corsie 3 + 1 d'emergenza senza buchi) è che al bar non si lasciano i 20 cent di mancia al cameriere per non fargli sputare nel caffè (intanto però la padrona del bagno s'è fottuta 50 cent perchè non tenevo più spiccioli e quindi il mio risparmio complessivo ammonta a -30 cent).
dopo aver evitato due o tre incidenti mortali, durante i quali ho dovuto prendere il comando dello sterzo ( il fidanzato infatti ama indicare i paesi secondo lui più meritevoli col dito e fissarli estasiato mentre siamo a 150 all'ora) vedo da lontano una cosa che da sola merita tutte le cinque ore di viaggio: immagine sfocata di mille libri di storia, architettura moderna fatta forma, emozione fatta pietra, la chiesa dell'autostrada di michelucci mi sfreccia davanti agli acchi a pochi metri sulla destra. in una parola: stupenda.
bologna ci accoglie in bicicletta, mezzo di locomozione di cui fino a pochi minuti prima non ricordavo neanche l'esistenza. il cortile del biografilm festival è luminoso e sorridente come chiara (gogo per i blogger), che - tutta indaffarata tra la compilazione di un modulo e l'altro - trova il tempo di dispensarci larghi sorrisi. chiara non sa quanto sia pericoloso dispensare larghi sorrisi al fidanzato davanti alla sottoscritta, tuttavia ci ha regalato due accrediti per il film e per questo motivo è automaticamente perdonata.
in trattoria chiedo pollo e mi portano coniglio: nonostante non l'abbia mai mangiato in vita mia, decido che se ho fatto cinque ore di viaggio per vedere un film, e se il cuoco mi ha salutato con un sonoro ciao stelìnaa, posso anche avere il coraggio di assaggiare un pezzo di coniglio. quest'ultima si rivelerà una pessima idea anche ad un osservatore poco attento dei miei recenti incubi notturni, in cui coneglietti batuffolosi con gli occhi lucidi mi implorano ripetutamente di non divorarli vivi.
gabriele ci ha portato in giro per il centro dimostrandoci quanto sia facile orientarsi tenendo sempre presente come punto di riferimento le due torri e io gli ho immediatamente dimostrato quanto faccia schifo il mio senso dell'orientamento, scambiando la stazione per l'aeroporto. le strade sono corridoi, i portici salotti all'aria aperta. la città è ordinata, più ordinata di casa di gabriele (non è che ci volesse assai, comunque).
tornando a casa una frase di schettino che faceva più o meno così mi torna in mente e improvvisamente acquista un senso: i bolognesi c'hanno una città bellissima, sono cordiali, sono simpatici. se c'avevano pure il mare, a noi napoletani c'avevano futtut'.
ah il film. al film poi magari ci penso.

di camilla, diario, trasferte - 00:25 | link | commenti (17)


#giovedì, 26 maggio 2005

pensiero senza titolo (altrimenti detto: da grande voglio fare il suonatore)

sei distratta.
talmente distratta che non hai neppure notato il messaggio luminoso sul display dei minuti d'attesa. non hai optato - coma fai di consueto - tra i due pensieri opzionali categorici del caso:
1) porco Piano, l'ho persa per un soffio, sono la donna più sfotunata dell'universo.
2) evvài, mancano 30 secondi, sono la donna più fortunata dell'universo.
l'unica cosa che ricordi è che ad un certo punto sei passata attraverso due porte gialle che ti hanno fatto strada sbuffando visibilmente annoiate, e che hai strattonato quante più persone possibile nel farti strada verso un'inesistente oasi di spazio, fresco e odore perlomeno non nauseabondo.
stamattina odi tutti. La paura di piombare nel loop schizofrenico che ti è tanto familiare ti fa passare la voglia di selezionare tra la folla donne munite di panzone nudo/pinko bag/penna all'orecchio da odiare, nessuno è escluso.
stranamente ti siedi senza controllare se per caso a venti chilometri di distanza c'è una vecchiarella in piedi e nel frattempo perdere il posto.
devi finire una relazione, disegnare altri due mobili, seguire due corsi in contemporanea grazie al dono dell'ubiquità, intepretare il senso della facoltà di architettura, risolvere i problemi del mondo, spiegare all'universo quanto tempo hai impiegato per la famosa "lista della catena", sperare di non trovare una multa, ignorare la lucina della riserva, comprare un regalo e trovare il modo di reperire del denaro in fretta, prima di aver consumato tutti e cinque gli euro che ti restano nel portafoglio. quest'ultimo pensiero in particolare - non ne sei sicura - ma sembra essere proprio quello che fa scattare il loop, così decidi di esorcizzarlo regalando due quinti dei tuoi averi al suonatore di fisarmonica del vagone.
alla prossima si prepara a scendere una tizia. non porta jeans negli stivali bianchi nè pinko bag, anzi è vestita in un apprezzabile stile sobrio ma divertente: per questo la odi ancora di più. ha con sè un troller (anche lui sobrio ma divertente) che, sommato alla stazione di arrivo dichiara: "stiamo partendo" e aggiunge "chchch".
dovunque stia andando, di una sola cosa sei sicura: tu la invidi. la invidi tantissimo, la invidi - se possibile - più della collega racchia che si è laureata il mese scorso.
quando senti questa voglia di fuggire, ti domandi se il risultato di quello che costruisci oggi è fare quello che fai oggi al quadrato, e - a dirla francamente - sarebbe una vera stupidaggine.
le porte risbuffano, perdi lo sguardo della viaggiatrice solitaria ma incontri quello del suonatore: il sorriso che ostenta non finge, a occhio e croce.

di camilla, diario - 17:03 | link | commenti (8)


#lunedì, 16 maggio 2005

la progettazione del locale notturno

finalmente niente pub irlandese.
niente sedie e tavoli di legno, carte della birra in comic sans su paglierino, tovagliette di carta con pubblicità di concetta mobili (pace all'anima sua) sul retro. la moda dilagante dell'atmosfera calda fatta di doghe sulle pareti, di boccali di vetro sui davanzali e di serigrafie di patrioti inglesi appese ai muri, ti da l'illusione di essere ogni volta in una camera diversa dello stesso albergo.
ieri sera due giovani imprenditori africani ci accompagnano al guardaroba del loro nuovo locale. non capiscono una ceppa di quello che gli dico e probabilmente pensano che gli sto chiedendo di portarmi la giacca di jeans in lavanderia, ma rischio e gliela lascio comunque.
sposto la tenda con una mano, sulla sinistra, mentre aspetto il bigliettino che - forse - mi restituirà la giacca, e l'atmosfera che mi stupisce si riassume in due parole: poche lampade, negli angoli, disegnano sulle pareti grezze ventagli di colore più intenso, e illuminano dolcemente di riflesso la stanza, coperta da un paio di volte a crociera.
niente sedie. solo due grandi, enormi tappeti, uno sulla sinistra e uno sulla destra, coloratissimi, africanissimi, che disegnano il percorso verso l'altra sala. sui tappetti, buttati senza un ordine preciso, tanti cuscini, puff, salsicciotti e pochi bassi divanetti tappezzati sulle pareti. qualche tavolino nero basso per appoggiare le cose.
ti siedi per terra e ti sembra di essere a casa con gli amici a chiacchierare.
uscendo penso che è un peccato, che questi due piccoli imprenditori non abbiano a disposizione i fondi per trasformare la loro idea in qualcosa di meno dozzinale, è che è un peccato siano costretti a comprare i tavolini lack da ikea.
tutto questo per dire cosa?
per dire che il mio fidanzato quando suona sul palco è bellissimo.
e quando suona sul palco e mi guarda tutto il tempo negli occhi (e stecca due o tre volte) è ancora più bello.

di camilla, diario - 10:53 | link | commenti (13)


#mercoledì, 11 maggio 2005

e non mi riesce facile parlare di questo, soprattutto adesso 

soprattutto adesso che non c'è.
punto e a capo nella cronologia breve dei miei eventi significativi. in realtà c'era già un punto e virgola bello marcato, anche se tracciato in fretta. ma, si sa, i "mai più" e i "tanto tempo fa" fanno sempre un certa impressione alla mente bacata di una malinconica suo malgrado.
soprattuto se nel "mai più" si nascondono persone, decisoni tardive, decisioni frettolose, entusiasmi sbagliati.
un anno fa, a quest'ora.

di camilla, diario - 19:46 | link | commenti (4)


#sabato, 07 maggio 2005

ti accorgi che è arrivata l'estate

ti accorgi che è arrivata l'estate quando ti svegli il sabato alle nove tutta sudata chè i panni sporchi dal letto li hai levati, ma il piumone ancora no.
ti accorgi che è arrivata l'estate quando in un impeto di responsabilità cogli l'occasione per finire la tesina di tecnica ma la tua vicina che vuole andare ad amici ha deciso di cantare fuori al terrazzo l'ultima di laura pausini più e più volte, in cerca dell'intonazione.
ti accorgi che è arrivata l'estate quando allora accendi il computer perchè, checcavolo, almeno posso cazzeggiare un pò in attesa che il sacro fuoco  dell'arte si spenga nella mia vicina. ma in messenger accade quello che hai sempre temuto: contatti in linea (0). gelo. e allora ti affretti a trasformarti in invisibile perchè nessuno possa pensare che sei una povera sfigata che studia il sabato mattina.
ti accorgi che è arrivata l'estate quando, se aggiorni l'home page di splinder, gli ultimi aggiornati sono sempre gli stessi, e l'unico che continua a scrivere cinque post al giorno è il daveblog.
ti accorgi che è arrivata l'estate quando mentre ti vesti noti che quel rotolino di ciccia, che accumulasti mesi or sono a botta di pandoro e nutella nel latte, non puoi più nasconderlo sotto cinturoni sovradimensionati o maglioncini puffosi. e che adesso l'unica cosa puffosa sei proprio tu.
ti accorgi che è arrivata l'estate,  e ti chiedi se l'estate è una stagione di merda solo per gli universitari, o proprio in generale.

di camilla, diario - 10:52 | link | commenti (9)


#venerdì, 06 maggio 2005

deja-vù settimanale

venerdì: giornata di arredi in 3d che ti eri ripromessa tutta la settimana, puoi perdonarti una defezione in facoltà.
venerdì: finalmente un nuovo espresso e un nuovo venerdì di repubblica sul davanzale della finestra in bagno,  puoi evitarti la quarta lettura dello stesso articolo di michele serra. 
venerdì: è ora di portare i panni sporchi nel cesto dei panni sporchi, ormai spostarli su di un lato del letto non ti libera più uno spazio sufficiente a dormire.
venerdì: il giorno in cui ezio esce un pò prima dall' ufficio. ma non questo, il prossimo, ogni venerdì.

di camilla, diario - 17:58 | link | commenti (4)


#giovedì, 05 maggio 2005

adesso

l'unico modo in cui posso immaginarmelo adesso, quel vecchietto piccolo piccolo sempre pulito e ingiacchettato, è davanti ad un pc,  o una fotocopiatrice, o a un fax, che come sempre cerca disperatamente di carpire tutti i segreti della teconologia - questa sconosciuta - facendo uscire di testa chiunque si arrischi a spiegargliela.
magari adesso i fax li fa su commissione di qualcuno più "alto" del suo commercialista, o dei clienti del figlio.
magari adesso invece di scrivere lettere intestate in word, gestisce il foglio excel delle precipitazioni temporalesche estive.
mi piace immaginarlo così oggi, l'ingegnere piccolino che distrattamente notavo salire, tutto indaffarato, su allo studio, mentre ero presa da nient'altro che layer disordinati e impaginazioni che non quadravano. ora che la città che amava l'ha tradito con la peggiore delle beffe, che una folla stretta di persone l'ha salutato silenziosa e incredula, che un'altra folla più meschina e rumorosa ha spostato la sua bara un pò più in là, per mettere a fuoco meglio il volto noto presente in chiesa.
posso scacciare via il magone, perchè stavolta non mi è toccato personalmente. ma l'amarezza mi indurisce il cuore e muta piano i sentimenti verso la mia città, è il motore che li spinge dalla rassegnazione, allo schifo, all'odio.

di camilla, diario - 13:31 | link | commenti (10)