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#domenica, 10 febbraio 2008
...and now? la domanda che tutti ti fanno il giorno dopo che ti sei laureata è "come ti senti adesso che ti sei laureata?"e nonostante tu sia stata temprata da anni e anni in cui la domanda ricorrente era l'insopportabile "allora, quando ti laurei?", proprio non riesci a cogliere la vena gentile della cosa e rispondi con un ennesimo grugnito di disapprovazione. mi sento come una che come si sente lo può capire solo lei. come una che arrossice e si sente ridicola se qualcuno la apostrofa scherzosamente dottoressa... , come una che sa quello che sapeva esattamente l'attimo prima, che deve tirare un sospiro di sollievo e riprendere la guerra quotidiana per raggiungere quello che vuole. la vera festa è durata un attimo, quell'attimo preciso in cui ho smesso di parlare e ho pensato adesso sì, sono soddisfatta, e da me non avrei preteso niente di più di questo. il momento in cui strascicavo la penna per firmare il mio biglietto di sola andata per il paradiso. la vera festa è stata scendere per l'ultima volta le scale di palazzo gravina e trovare le persone che amo armate di bottiglie e secchi d'acqua, rincorrermi per il cortile, farmi tornare a casa come un pulcino col tailleur nuovo comprato in saldi tutto impregnato di prosecco azzeccoso. sorrisi stampati in faccia per quarti d'ora interi, inebetimento. le cuffiette nelle orecchie mentre raggiungo l'università in metropolitana, alla controra, con la cartellina più grande di me nelle mani, e gli U2 che cantano sometimes you can't make it on your own, e manca solo un'ora. arrossire sulla fontana di via monteoliveto, l'attimo dopo aver discusso la tesi. penso che questo ricorderò, più di tutto. dimenticherò i confetti rossi nella bustina di roselline (!), i convenevoli con i parenti, come mi sono sentita esibita tipo fenomeno da baraccone da chi fino a due mesi prima continuava a remarmi contro. dimenticherò i regali di circostanza, le crocette d'oro bianco e brillantini che chi mi conosce sa che non potrei indossare mai e poi mai. dimenticherò le cose brutte, e le persone che hanno fatto cose brutte, o che non ne hanno fatta nessuna. sorrido moltissimo. mi chiamano a casa per fissarmi i colloqui, chiedono dell'architetto e mia madre risponde "iamm nun fa o scem, chi sei?". ma sorrido moltissimo. i colloqui vanno bene e domani comincio un nuovo lavoro, con persone nuove, posso scegliere, e non mi sembra vero. le cose si muovono talmente velocemente e sono talmente meravigliose, i progetti sono così tanti, che penso ne sia valsa la pena, di tutto. non dipendo più da nessuno, non mi appoggio più a nessuno. ogni giorno è una scelta consapevole delle persone e delle situazioni che voglio avere vicino. mi sento mille miglia più vicina alla donna che sogno di essere (ma non al naso che sogno di avere). le persone partono, e vanno via da qui, una alla volta. prima che tocchi a me, mi piace sapere di avere una casa metaforica, sparpagliata nel mondo, dove tornare. |