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#lunedì, 30 aprile 2007
la cosa buonaè che si dimagrisce. molto. #lunedì, 23 aprile 2007
quelli che odio di piùsono i moralisti del cazzo. quelli che ti indicano col dito puntato se sbagli. quelli che mai un ripensamento e mai un dubbio. quelli che sanno come è giusto e come è sbagliato. beati loro. #giovedì, 19 aprile 2007
da grande voglio fare l'emoticon di messengerebbene si, amichi vicini e lontani, oggi ho consegnato la (tà-tà) fatidica domanda di laurea. in piedi dietro allo sportello vetrato della segreteria vedevo tutto al rallentatore: il timbro che scendeva piano piano sul foglio, il rumore amplificato (complice un microfono di infima qualità dall'altra parte) della ricevuta che si staccava, le labbra del buzzurro dietro allo sportello che pronunciavano piano tutt'a posto signurì (immaginatevi il uauauauuuuauuuu del ralenty). roba che alla fine stavamo in fila quaranta di noi, futuri disoccupati, in una segreteria di merda, ma io devo vedere per forza tutto poetico e romantico ed epocale che manco in un film di de palma. ma quel fruttarolo ha messo il timbro su otto anni della mia vita, ed è una cosa che non succede proprio tutti i giorni, quindi non si accettano repliche. tra l'altro questa settimana mi è passata tutta la vita universitaria davanti agli occhi: osservando il papy che sta studiando per un passaggio di livello lavorativo, e cammina per casa a mò di zombie con i capelli sporchi ripetendo ad alta voce cinque pagine e mangiando mezzo tarallo, ho rivisto me stessa pari pari, ma senza mollettone e con un naso decisamente peggiore. entra all'improvviso in camera e se gli chiedi che c'è non ti risponde, fissa il vuoto, e si vede l'ansia che gli esce dalle orecchie. adesso ho capito esattamente da chi ho ereditato questo carattere ansioso del cacchio. anche se, riflettendo, almeno a lui se passa l'esame lo pagano di più. a me chi me li paga 40 esami? mi ci potrei fare una villa a marechiaro, hai voglia! oggi sono contenta, come da un pò non mi succedeva in questo periodo così crepuscolare (ma si). ho camminato per la strada con un sorrisino beffardo da psicopatica totale, alla faccia di chi dice che sono monoespressiva, e non sa che oltre a saper fare tutte le facce, ne conosco gli shortcut a memoria. p.s. per uno strano scherzo del destino, sono entrata nell'organizzazione di una festa che si tiene questo sabato (chi io? io la pr? io che dico alla gente: questa sabato c'è una festa, ma vedi prima se hai altri impegni eh, non ti preoccupare! e infatti ho arruolato si e no 3 persone, me compresa) se volete fare una buona azione - e mi rivolgo ai miei amichi di blog napulitani festaioli - venite e soprattutto dite che vi ho portato io. la mia riconoscenza imperitura e un euro di sconto sul biglietto sono assicurati. ![]() comunque la festa è bella, eh. #martedì, 10 aprile 2007
le cose che non ti ho mai detto (di voler fare) seduta sulla spiaggia deserta sotto le nuvole dispettose, in una mano la lattina di tuborg, in un'altra la testa appoggiata, passo la mia pasquetta alternativa a pensare alle pasquette alternative del mondo, e specialmente alle pasquette in coda sulla salerno-reggiocalabria. tra tre mesi su questa spiaggia - o su un'altra, ma è uguale - mi farò strada a spintoni tra gente sudata e appiccicaticcia di olio, e tenterò di trovare un angolino di asciugamano per friggere a puntino e dilatare le già ampie possibilità di contrarre malattie della pelle. al solo pensiero rabbrividisco, eppure so che tra tre mesi sarò lì. l'estate al mare, col costumino spostato su mezza zizza che così non resta il segno, è una di quelle cose a cui potrei rinunciare, ma so che non lo farò. c'è come una forza invisibile che ci spinge a fare cose di cui non ce ne sbatte una ceppa eppure siamo lì: nel traffico del lunedì di pasqua, nel pub del venerdì sera, al telefono con lo zio di aprilia che ti fa gli auguri di buon onomastico, appiccicati alla tv con la bocca aperta, a guardare uomini e donne. il nonsenso totale. un mondo dove puoi perdere la dignità perchè in un RVM non sei stata vera. dove donne lanciano scarpe e insulti a uomini che nella vita potrebbero al massimo trainare carretti di pero e musso. dove una vrenzola dei quartieri si permette di dire a un'altra vrenzola più altolocata: carina, a finale si na cafona 'e Melit. e vai a sapere se carina era un appellativo o un nome proprio, in questo mondo qui. eppure il pomeriggio se sei a casa, il sole comincia a entrare un pò più caldo, la digestione, uno sbadiglio, e il dito ti scivola su canale 5. potresti finire il libro che stai leggendo, sederti sulla finestra a godere della controra col tuo caffè e la sigaretta, iniziare la tela bianca che hai comprato un anno fa. ma non lo farai. e così non puoi neanche permetterti di deriderlo, questo mondo qui, se qualcuno lo considera specchio e modello della nostra società. |