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*ESAME DI STATO*

#domenica, 30 ottobre 2005

la verità, tutta la verità sulla notte bianca

Napoli - sono le 20:30 quando A. ed E., così li chiameremo, entrano in auto per trascorrere quella che sarà la notte più lunga della loro vita. intavolata la usuale conversazione sulle differenze formali dell'impostazione estetica kantiana dalla concezione empiristica della sensibilità di schopenhauer si dirigono a passo di scarrafone verso il primo parcheggio utile. agli ingressi della metropolitana si respira la tipica aria goliardica del sabato sera: ragazzini che si prendono a capate in bocca, ragazzine abbigliate all'ultima moda domiziana duemilacinque adescano con i loro sguardi maliziosi gli esemplari più rappresentativi della specie maschile della loro età, gli agenti della sicurezza addetti alle banchine sotterranee consumano ignari una pizzetta e un caffè al bar. è all'interno della stazione che le cose iniziano a mostrarsi nella loro triste realtà. il primo carro bestiame passa dopo circa venti minuti, un tempo di attesa che manco nel burundi, e ovviamente provare ad avvicinarsi ai vagoni è follia: gli occhi delle persone all'interno hanno assunto il classico colorito rosso con fiamma tipo mila e shiro, rivoli di sudore scendono dalle loro fronti, sono pronti ad usare la forza con chiunque tenti di usurpargli il posto. a quel punto A. ed E. stanno quasi per desistere, quando all'improvviso due sconosciuti gli propongono una cosa a quattro, nel senso di un viaggio in taxi a quattro. nonostante per quanto ne sappiano potrebbero essere il mostro di firenze o l'assassino di new orleans, decidono di accettare. tutta la città è isola pedonale, ma le strade del centro sono piene di auto. lo sconosciuto dall'accento tipicamente gragnanese domanda al tassista cosa ne pensa lui professionalmente dell'amministrazione jervolino e lui, forse seccato dal pensiero dei miseri otto euro che gli verranno retribuiti dopo tre quarti d'ora di traffico, risponde con un laconico: riman annà murì tutt' quant. l'entusiasmo per l'evento si respira in ogni vicolo, nei vicoli in cui si riesce ancora a respirare ovviamente. ogni strada che porti a piazza dante, dove si sta esibendo beppe grillo, è un muro di terzignesi, casertani o giuglianesi. perchè l'evento traino beppe grillo giustamente va collocato in una piazzarella collegata da vicoli, chi potrebbe obiettare, anche gli U2 hanno deciso di fare il prossimo concerto nel giardino di casa mia. sconfortati dallo scenario, A. ed E. decidono di provare ad assistere ad un altro dei mille eventi di questa magica notte. dopo un'ora e mezza hanno fatto a piedi cento metri. è a quel punto che il fato, con l'aiuto dell'organizzazione telefonica, fa incontrare loro un gruppo di facce amiche con le quali, affamati e disidratati e con una vescica quanto 'e porta capuana, tentano di dare rimedio alle loro sofferenze. si fanno largo tra la folla a calci e a spintoni, fino al primo punto di ristoro indicato loro da un provvidenziale scribacchino malefico, dove consumano litri di vino rosso in cui annegare i loro dispiaceri. ritemprati decidono di dare nuovo senso alle loro fatiche. programma alla mano, stabiliscono che uno, almeno uno dei mille eventi deve essere loro. un'ora dopo A. ed E. sono sotto la galleria umberto ad assistere ad una tristissima esibizione di flamenco snobbata persino dai ballerini stessi. uno di loro intervistato rivelerà poi: io? no guardi sul quel palco non ci sono mai stato e una cosa non offendere!. il rientro a casa si svolge interamente sullo stradone di mergellina. chilometri e chilometri a piedi, confusi nel fiume di persone, ad assaltare in branco ogni taxi che sfrecciasse via veloce, che manco nella guerra dei mondi scene di panico simili. sono le quattro del mattino quando A. ed E. sono seduti per terra ad interrogarsi sul senso della vita a della notte bianca in una stazione della metropolitana, ad aspettare invano il prossimo inesistente treno, perchè noi a napoli non siamo secondi a nessuna capitale europea, che si sappia. un' ora dopo si ritroveranno - nessuno di loro due ricorda come - sotto il portone di casa con una risposta alla domanda "cos'è per te la notte bianca": un sabato come un altro, solo che devi fartela a piedi fino al centro all'andata e a ritorno.
l'unica certezza che abbiamo - analizzata questa triste storia - è che, se questa doveva essere una mossa elettorale, è stata una pessima, pessima mossa elettorale.

di camilla, diario - 12:08 | link | commenti (16)


#venerdì, 28 ottobre 2005

non sono d'accordo con quello che dici ma farò di tutto affinchè tu possa dirlo

oggi pomeriggio ho assistito ad una di quelle scene alle quali un blogger napoletano farebbe di tutto per assistere, e poi scriverci un bel post. come nell barzellette, che c'è sempre un francese uno spagnolo e un napoletano, così nella sala d'attesa del dottore c'era uno dei quartieri, una di agnano, un napoletano, io e ez. solo che c'ho perso un pò l'abitudine a trasformare i pensieri in post, e quindi.
in ogni caso la signora ci teneva a farci sapere che lei durante la gravidanza se l'er pigliat a cocain e non sentiva proprio nessun dolore più, no, solo 'a vocca gelata e tutta inturzat, e questa mi sembrava degna del premio "diagnosi creativa 2005". io intanto pensavo a comesichiama elkann, a paolo calissano e al fratello viscido di paolo calissano, che si mette in giacca e cravatta per andare a raccontare a verissimo quanto è bravo e quanto è onesto il fratellino smarrito, e a quanti calci gli darei una volta uscito, se fossi quel fratellino.
sono giorni che due sentimenti sottilmente collegati tra loro stanno prendendo il sopravvento sul mio proverbiale (ma anche no) savoir fer.
sono arrabbiata.
divento una belva se qualcuno parteggia dalla parte opposta, se dice cose scontate, se è ignorante o mediocre, in quel momento. non concedo benefici del dubbio, non c'è un secondo appello, mi credo capace di valutare se una persona merita stima o no, sono insopportabile e presuntuosa, non perdono. e sappiate che io perdonavo: ah e come, se perdonavo. ho sfogato tutta la mia vena polemica sul forum della facoltà di architettura, contro individui che tra poco macchieranno per sempre la residua dignità dell'albo degli architetti, e la cosa peggiore è che ho dato il mio peggio con un nick cristallino. solo una volpe come me può firmarsi con nome e cognome.
sono ipersensibile.
scoppio in lacrime al primo ricordo che mi punge, al primo fallimento, alla prima figuraccia. ho iniziato a piangere come una fontana soltanto perchè enzo biagi, nell'intervista a raitre, ha detto che dedicava il libro alla moglie suo primo unico e ultimo amore.
insomma l'equilibrio psichico decisamente non è con me, attualmente.
ho incontrato qualcuno che non vedevo da tempo, giorni fa. mi ha detto che mi trova molto diversa, cresciuta dice, "più donna". io mi sento solo molto più fragile, e questo è veramente strano perchè immagino che l'evoluzione della specie richieda l'esatto contrario.
ho fatto un esame difficile, almeno per me che odio le cose da ricordare a memoria senza nessun nesso plausibile, e mi sento come se avessi fallito nonostante tutto.
odio non poter scrivere tutto quello che mi emoziona positivamente o che mi fa soffrire, qui. sapere che c'è sempre qualcuno a cui quella cosa non vorresti raccontarla. se lo riapirissi di nuovo, il blog, lo terrei lontano dai conoscenti, davvero.
mio padre continua a parlare solo di berlusconi: l'altro giorno mamma gli ha detto: fai una taglio sulle castagne, ma mi raccomando a forma di croce; e lui ha risposto: ah e così neanche queste castagne pagano l'ici!
ma prima che esistesse berlusconi, mio padre, di che cazzo parlava??

di camilla, diario - 01:58 | link | commenti (15)


#giovedì, 06 ottobre 2005

viviamo in un enorme disneyland, sapevatelo.

ok.
notredame de paris è stata ricostruita per finta nell'800.
il castello di pierrefonds è completamente falso, esistevano solo quattro pietre e l'hanno fatto così, come gli piaceva a loro, forse sul modello di quello della walt disney. 
l'arco del maschio angioino è pura invenzione dei giorni nostri.
la chiesa di santa chiara, pure.
ma, dico io, c'è esame più triste di questo? uno sogna per tutta la vita di visitare notredame e tutti quei bei rosoni colorati e tutti quei bei contrafforti di pietra che stanno lì da ottocento anni e tutti quei simpatici gargoyles col le alucce incriccate e che vai a sape'? che un gargoyles c'ha la faccia di violletleduc, perfido mistificatore di metà 800, al cui confronto i geometri moderni costruttori di archetti ribassati rosa shocking non hanno che da impallidire.
io mi voglio pure recludere in casa per finire le mie malefiche mille pagine, ma pure se la matematica mi insegna che col ritmo che sto tenendo leggerò l'ultima pagina col panettone in mano, però, se mi dovete spegnere l'entusiasmo, ditelo subito che ci metto una bella croce sopra.

di camilla, diario, unipersità - 11:34 | link | commenti (21)


#sabato, 01 ottobre 2005

lascia che sia, come vorrei, ogni mio istante

è come fare il sottopassaggio della circumvallazione qua fuori elevato alla decima: lo stomaco che si fa una piccola passeggiata, una risatina castigata dalla vergogna, una sensazione di sollievo e chi s'è visto s'è visto. ma è anche un corso di fotogrammetria accelerato, il gioco dell'indovina la città a forma di stella, l'aereo. una consuetudine per molti, una specie di svolta epocale per me che avevo sempre fantasticato sulla mia prima volta e la mia prima volta - così come doveva essere - l'ho vissuta con me stessa e basta. in ogni caso, sono la prima persona al mondo alla quale su un aereo non hanno offerto caviale e champagne ma un misero bicchiere di plastica d'acqua naturale e neanche con un tono troppo amichevole. ho capito in seguito che neanche la questione dello schienale bloccato sui novanta gradi era proprio ordinaria, ma non è colpa mia se ho beccato compagnia più sfigata dell'universo.
mi sono vendicata di questo trattamento non proprio ortodosso spacciandomi con cani e porci per architetto consumato e millantando domicili che - ahimè - non mi appartengono (conosci via roma, bè il palazzo affianco alla banca, è il mio). e certe soddisfazioni te le puoi togliere sono a 600 km di lontananza.
di verona, a quasi un mese di distanza, ricordo lucidamente tre cose:
castelvecchio, con i suoi paricolari nascosti in ogni angolo e carlo scarpa che ti prende per mano e ti accompagna a passeggiare tra le statue.
gli uomini, vecchi medi giovani, iene assatanate, e i loro rivoli di bava al passaggio di qualsiasi essere umano di sesso femminile, perchè le femmine nostre non danno confidenza, non sono come voi, "facili".
le strade lastricate, e quella notte che sono tornata scalza dal teatro romano a piazza delle erbe, con i sandali alti alti in spalla, e non ho dovuto schivare nessuna carta sporca e nessuna cicca di sigaretta sui marciapiedi lastricati.
cenerentola è tornata nella sua stalla ai piedi del vesuvio tutta sporca di polvere, dopo quasi una settimana di allestimento, e di cene con designer famosi antipaticissimi che si è pagata da sè. perchè gli architetti sono tirchi e meschini, e questo ormai è un dato di fatto acquisito.
la qual cosa ci riallaccia ai recenti pomeriggi passati a disegnare curve di livello aggratis per l'individuo in tshirt che già all'inizio di agosto diede prova di quanto valore attribuisse la mio lavoro.
sto studiando come una maledetta secchiona e i miei schemini riassuntivi in lucida sans unicode ne sono prove schiaccianti, che dovrò far sparire al più presto per evitare che capitino nelle mani sbagliate.
però ieri sera mi sono commossa. prima di tutto perchè sono stata pagata per un lavoro, e non sono abituata, e poi perchè ho pensato per un attimo che se qualcuno crede in me, anche come atto di fede, posso farcela, forse.

di camilla, diario, trasferte - 11:49 | link | commenti (16)