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01.Santa Precaria
02.Tutto per una ragazza
03.cambridge english grammar in use
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*ESAME DI STATO*
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#sabato, 26 febbraio 2005
tutti schiavi di messenger sottotitolo: scenari di vita dell'anonima chattatori scenario uno: il buongiorno si vede dal messenger. le 10 del mattino. fuori piove, nevica, è bel tempo, c'è il sole, non ha importanza. un'altra mattinata di lavoro, come tutte le altre. entri in ufficio - il tempo di salutare i colleghi - e clicchi su accedi. la tua lei / il tuo lui non è ancora on line. aggrotti le sopracciglia, guardi l'orario, non sai spiegarti perché. si sveglia sempre presto per studiare. i tuoi amici cominciano ad entrare, la tua contact list si fa sempre più verticale. dopo un'ora o due cominci a preoccuparti. ti prendi un attimo di pausa per chiamarla / lo sul cellulare, dal telefono dell'ufficio. la linea è libera, e la conversazione non comincia con "come stai?" ma con "come mai non sei su messenger?" ti risponde che ha fatto un po' di servizi in casa, ha fatto un po' di spese, aspettava di collegarsi per darti il buongiorno. non ci trovi nulla di strano, chiudi la telefonata con un tenero "ci vediamo on line" e ritorni al lavoro, serenamente: tra un po' effettuerà l'accesso, e tutto tornerà a posto. prossimamente: altri scenari.
#giovedì, 24 febbraio 2005
tutti pazzi per messenger 
| in principio fu il 4.7. funzionava sulla vecchia linea isdn di casa e ogni volta che lo accendevo avevo pochi minuti per chiacchierare con i miei cinque contatti, contemporaneamente. loro avevano l'adsl e io li invidiavo - e odiavo - dal profondo del cuore per questo. le nostre emozioni si esprimevano necessariamente attraverso gli stati d'animo di 4 emoticons: contento :), scontento :(, sorpreso :O, dubbioso :|. abolite le sfumature, non c'era spazio per le mezze misure: se stavi nu poco scucciato o abbastanza contento, il messenger non faceva per te. è in quel periodo che ho imparato a scrivere sulla tastiera alla velocità della luce. | | 
| poi arrivò il 6.2, e con lui l'adsl a casa. fu così che ogni cosa diventò noiosa tranne chattare. i contatti aumentavano giorno dopo giorno, la notte il pc si spegneva sempre più tardi, sui testi universitari si iniziò a sedimentare uno strato di polvere sempre più spesso. le febbre delle emoticons - più comunemente conoscute come faccelle - ci colse nella sua variante più spaventosa. a quei tempi nacque l'emoticon pandistelle, l'emoticon tampax, l'emoticon hannoammazzatokenny. imparare ad usare photoshop divenne questione di importanza vitale. | | 
| e finalmente si giunse al 7.0 beta. la vera rivoluzione: schede dei contatti, avatar visibile sulla schermata principale e, soprattutto, possibilità di rendersi invisibile prima di apparire online. perchè non sia mai detto che devo per forza chattare con uno che quel giorno schifo a morte. il vero genio, in ogni caso resta il sig. patchou del messenger plus, che ci permette di personalizzare gli stati al posto del solito banale non al computer: come potremmo rinunciare ormai agli stati studying, cineming, ricotting? e infine il mitico pannellino delle emoticons: metti una "(" e puff! appare il quadretto con le tue 2465 emoticon che ti sorridono come a miss emoticon, in attesa di essere scelte. (ovviamente gli azzeccati come me conoscono tutti gli shortcuts delle emoticons a memoria) | | 
| ultima versione - di cui francamente non sentivamo nessun bisogno - la build 7.0.0645. addio plus, addio stati facilmente visualizzabili, addio lingua italiana. in compenso al posto degli omini verdi (chi avrebbe il coraggio di sostituire gli omini verdi scagli la prima pietra) le miniature degli avatar dei contatti (e sticazzi). in più, accanto al nick, ora appare il nome delll'mp3 che state ascoltando: avete finito di sentirvi laura pausini o raf in santa pace senza che i vostri contatti vi sfottano. da abolire.
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fai anche tu come me: ammetti la tua dipendenza, entra nell'anonima chattatori. ci sarà sempre qualcuno pronto a tenderti un'emoticon paccasullaspalla.
#martedì, 22 febbraio 2005
architettura dei parchi e giardini

#domenica, 20 febbraio 2005
repeat untilmi ricordo che quando ero al liceo, per un'ora alla settimana ci insegnavano a programmare in basic. i computer della sala di informatica erano uno per ogni cinque studenti, e avevano gli schermi gialli che se gli davi i cazzotti ritornavano bianchi per qualche minuto, questo me lo ricordo bene. a me, e solo a me molto probabilmente (si era in un liceo classico, dove se racconti la barzelletta della funzione esponenziale che si integra nessuno ride) quell'ora divertiva. e ho spesso pensato, in quell'ora, che da grande se non fossi riuscita a diventare la più famosa illustratrice d'italia, avrei ripiegato sulla più famosa programmatrice basic d'italia (poi il mio smisurato masochismo mi ha portato sul marciapiede della disoccupazione architettonica, ma tant' è). ieri notte, mentre tornavamo a casa nell'amata skodinzola, stonando qua e là e imitando gli squiscc chitarristici degli umplugged dei maroon5, ho avuto un' improvvisa illuminazione sulla definizione di follia. quando la solita telefonata spezzatmosfera ha stonato la canzone, ho sentito scattare nella mia testa un processo familiare da un pò di tempo a questa parte. un evento che scatena dei pensieri (spesso omicidi), che scatenano dei propositi, che scatenano delle ansie, che scatenano delle rassegnazioni e così via. sempre gli stessi, sempre le stesse, in un processo che tende all'infinito senza soluzione. è stato uguale a quando a scuola sbagliavo i comandi basic, e dando avvio al programmino si finiva in un loop: era il terrore dello schiacciare invio, iniziavano a scorrere sullo schermo nero infinite informazioni, che si ripetevano sempre le stesse e non si fermavano finchè non si spegneva la macchina. la follia è un pò la stessa cosa: è quando un fattore esterno mina l'algoritmo dei pensieri. le prime volte il programmino impiega più tempo per la risoluzione, fino a che, via via, il cervello finisce in loop, e tu finisci con la mano tra i bottoni della giacca e il cappello da generale francese in testa.
#venerdì, 18 febbraio 2005
ora vediamo...

#mercoledì, 16 febbraio 2005
oggi giorno d'esame

#martedì, 15 febbraio 2005
il fantasma della metropolitana san valentino 2005. alle sette di mattina un'uomo come tanti acquista il biglietto per la linea1, lo timbra, conquista le lunghissime scale mobili della stazione di quattro giornate, si affaccia alla banchina, e si getta sul treno in corsa. e così anche la mia metropolitana giovane giovane, come quella di londra, o di new york, ha la sua piccola storia di tragedia personale. stamattina, quando il vagone ha fermato lì, ho visto tutti i passeggeri guardarsi intorno, quelli che stavano entrando fermarsi un attimo, guardare a destra e a sinistra come se stessero attraversando la strada, cercando un indizio, una presenza. io stessa mi sono stupita ad alzare per un attimo gli occhi dal libro. sentivo il solito mormorare di sottofondo della metro (mormorare in realtà è un termine adatto solo al periodo di chiusura delle scuole, quello esatto per il resto dell'anno è starnazzare), non si parlava d'altro. adesso, complice il suggestionamento, lo stress da esame, e non ultima la mia risaputa instabilità mentale, ho riconosciuto quell' uomo come tanti. sorridente e un poco malinconico, aggrappato al tubolare metallico con quel giubbotto verde militare mezzo sporco e i capelli unticci tirati indietro. ma la domanda è: considerando che dopo aver visto ju-on, ho chiacchierato per mesi col bambino bianco che spuntava la notte da sotto la scrivania in camera mia, tra quanto tempo saluterò il fantasma della metropolitana?
perfavore qualcuno dica ad emanuela folliero che la padania non esiste.
#giovedì, 10 febbraio 2005
ad una settimana dall'esame
#lunedì, 07 febbraio 2005
la disfatta di un uomo
stasera quacuno ha illuso mio padre che avrebbe potuto guardare la partita del napoli online, pur non avendo sky. ebbene, qualcuno, sappi che hai causato una vera e propria tragedia in casa mia! che tu possa bruciare tra le fiamme di uomini e donne ed essere intervistato da cucuzza per l'eternità!
ho visto un'uomo incastrato in una seggiola girevole blu troppo stretta per il suo fondoschiena, incollato al mio monitor 15 pollici a fissare uno schermo nero, che ogni tanto, a scatti, mandava qualche immagine della partita. ho visto un uomo con un orecchio incollato alla cassa e con l'altro alla telecronaca radio, chè è vero che sta in serie Z, ma il napoli è sempre il napoli, e san diego armando maradona, patrono di ogni polvere allucinogena, veglia sempre su di noi. ho visto un'uomo che, quando hanno segnato il goal, è caduta la connessione proprio in quel momento, e non è potuto neanche saltare dalla sedia e lanciare un urlo liberatorio, perchè non sapeva se gioire o disperarsi. ho visto un'uomo che ha preso la figlia di peso è l'ha sistemata fuori alla porta della sua camera, insieme al libro di legislazione e alla matita di hello kitty. ho visto la figlia (io) girovagare per casa senza meta, perchè in cucina la madre doveva vedere la Puntata (ma la puntata de che?? è ancora un mistero). (e, tutt'ora, non sappiamo la partita com'è andata a finire)
ti prego sky, fai un' eccezione, e permetti al baffone tirchiosauro mio padre di vedere il napoli, così mi lascia internet, e magari sta più contento e non rompe le palle con concorsi, lavori part time e berlusconi signore di tutti i mali.
galateo del (mio) blog
caro goljadkin, come ben sa, lei è sempre il benvenuto a scrivere su questa umile pagina, ogni qualvolta desideri scrivere di peletti imbastarditi , arance di sicilia e muchi gastrici (tutte cose che, mi rendo conto, sarebbe sconveniente raccontare su graziedavvero) le ricordo tuttavia, poche semplici regole da rispettare per scrivere qui:
1) in questo blog - in quanto blog comunista - sono proibite le lettere maiuscole, ond'evitare qualsiasi distinzione di classe fra le parole, o rivoluzioni sociali tra i post 2) in questo blog - in quanto blog paranoico - è consigliato (anzi è intimato) l'allineamento giustificato, ond'evitare che la sottoscritta sia vittima di improvvise crisi di nervi nel vedere dei paragrafi più a destra, dei paragrafi più a sinistra. 3) in questo blog - in quanto blog pigro - sono proibite le virgolette intorno ai discorsi diretti o alle licenze poetiche, perchè mi scoccio di premere due tasti insieme ogni volta, e faccio prima a mettere l'italico. 4) "rivestimento pilifero" non lo sentivo più dal lontano 1857.
distinti saluti, e si faccia la barba, se no domani non le porto le castagnole e il sanguinaccio.
perché alle donne non piace la barba il fidanzato ammalato le si avvicina sorridente, con le braccia aperte. la fidanzatina perfetta lo scruta, e - tempo un paio di secondi - esclama: "però la barba potevi pure fartela!". oscillante, vinto dalla tosse e dalle convulsioni respiratorie, termometro sottobraccio e premuta d'arance rosse di sicilia in mano, il fidanzato ammalato scivola sul pavimento del corridoio per raggiungere il bagno. lo specchio gli restituisce un paio di milioni di piccoli peletti imbastarditi cresciuti in quattro giorni di influenza, letto e letture con borse d'acqua calda sul torace e pezze imbevute d'acqua fredda sulla fronte. deglutisce preoccupato, si insapona il volto, poi comincia a grattare. pelo e contropelo. schiuma e minuscole schegge nere impazzite, il lavandino ingoia tutto in uno sciabordio festoso, poi il fidanzato ammalato si tira su, si asciuga, si specchia alzando la testa, e torna in camera. lei è ancora lì, seduta a leggere. il fidanzato ammalato le si avvicina sorridente, con le braccia aperte.
donne di questo blog, perché non ci sopportate proprio, con quel rivestimento pilifero che - se trascurato - ci riporta alle nostre origini? eppure, sono qui a dimostrarvi che la barba è storicamente fonte d'ispirazione e saggezza: 

la prossima volta, anziché andarle incontro a braccia aperte, le reciterò il teorema di Pitagora sull'equidistanza delle altezze in un quadrilatero esagonale a memoria! ah, il fascino dell'intelletto!
#sabato, 05 febbraio 2005
un sabato sera da crocerossina
dopo l'avventura della sacher assassina, un'altro piccolo passo è stato fatto sulla tortuosa e luuunga strada verso la mia trasformazione nella fidanzatina perfetta. stasera, tirato fuori dall'armadio un camice da infermiera mai usato prima, mi sono avviata con la pandina ammaccata - e una fettona di torta al seguito - a casa del fidanzato messo ko dall'asiatica (l'influenza). incurante della temperatura di 45°C della sua camera da letto, e dei virus che vedevo volteggiare nell'aria chiacchierando del più e del meno, mi sono infilata sotto la sua copertina pullulante di microbi per guardare un film insieme. e ho imparato che: in caso di stato influenzale del fidanzato, la prima cosa che bisogna fare è mantenere il controllo sulle proprie esternazioni. frasi tipo: stai molto male? oppure che colorito spento che hai! sono assolutamente sconsigliate. in quanto l'essere umano di sesso maschile, per sua natura, è portato a trasformare un raffreddore in una bronchite, e - nella conversazione successiva - una bronchite in una patologia terminale. così che, se non state attente a quello che dite, potreste scoprirlo al telefono poco dopo, che prenota mestamente il suo loculo al cimitero. mantenere quindi la calma, e rincuorare il malato con calorose pacche sulla spalla o osservazioni sulle condizioni meteorologiche, è la cosa più indicata.
ad ogni modo, la piacevole scoperta della serata è stata il film. siamo partiti cercando volutamente tra i dvdx scaricati il titolo più scemo (il fidanzato ammalato non può applicarsi troppo, poi se il film è bello dopo si alza dal letto per scriverci un post, e gli torna la febbre), così tiriamo fuori un titolo improponibile: se mi lasci ti cancello. vabè, al massimo sarà nà cosa tipo nikita, o al più un film di ezio greggio + tettona svedese. e invece, complici probabilmente i fumi dell'influenza, l'ho trovato un'elegante metafora sulla vita e sulle storie d'amore, che vale la pena vivere, pur con la consapevolezza del loro carattere effimero e assolutamente imperfetto. (il che in qualche modo ce l'aveva raccontato pure closer, ripensandoci) ah, però.
#venerdì, 04 febbraio 2005
maledetta influenza

a proposito, se a qualcuno servono due biglietti omaggio per stasera...
#giovedì, 03 febbraio 2005
per una progettazione integrata dei giardini e parchi
step one

step two

ora, la domanda è: quanto tempo ci vorrà prima di concludere e proporre un render come si deve? ce la farà la nostra eroina a depennare l'esame dalla lista prima che albeggi estate? ai posteri l'ardua sentenza.
#martedì, 01 febbraio 2005
cose che spingono camilla alla depressione (e quindi ad andare a vedere i tiromancino)
il signore in giacca e cravatta seduto accanto a me al cinema. rideva come un pazzo mentre vedeva la pubblicità del kinderpinguì (quella col pinguino nel camion) prima del film. si è portato appresso cinque odiose creature tra i cinque e i sette anni che mangiavano e urlavano e ridevano rumorosamente per tutto il tempo, mentre io me la facevo addosso, nascosta sotto il giubbotto. e quando il poliziotto è stato ucciso ha urlato: che strunz! il film in questione era saw.
il mio jeans preferito comprato due anni fa in saldi, appena stamattina me lo sono infilato, mi ha salutato per l'ultima volta con uno straaaaassssspz dietro le chiappe. e questo può voler dire due cose: o mia madre lava i vestiti a 230 gradi, oppure il mio culo è diventato un culone. entrambe le possibilità non lasciano ben sperare.
la pioggerella bastarda fine fine, che se apri l'ombrello ti guardano come fossi appena atterrata da saturno, e se non lo apri, butti nel cesso due ore di allisciamento capelli.
banana yoshimoto, che è peggio della signora fletcher e dove passa lei muoiono tutti quanti.
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