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#domenica, 31 ottobre 2004
zitti al cinema? perchè io poi non è che voglia parlare male della mia città chè la adoro.. tantomeno del centro storico che adoro ancora di più. ma ciò che ci è successo ieri sera sa tanto di film horror, come quello che eravamo andati a vedere. bobbysolo poi, che è una persona tutta sistematina, aveva addirittura prenotato i biglietti il pomeriggio e conosceva perfettamente il percorso da fare per giungere alla sala destinata. giunti lì, mentre attendevamo in fila di entrare in sala, loschi individui catalogabili nella categoria ciaf, si davano scalpellotti dietro la nuca e ballavano allegramente la peggiore hit disco del momento, addobbati in perfetto stile mariadefilippiano. dopo un momento di empasse, bobbysolo mi ha sussurrato nell'orecchio: speriamo che stiamo lontani da questi qua. qualcosa mi diceva che non sarebbe stato così. e infatti. a parte che il gruppo in questione aveva le poltroncine proprio dietro alla sua, alla mia sinistra invece si è posizionata una coppia alquanto singolare. tale coppia infatti, non mi sento di catalogarla come ciaf, perchè aveva qualcosa che addirittura ne superava il concetto, in un certo senso erano dei metaciaf: erano vestiti: lui con maglioncino alla costantino nero con righe gialle e lei con maglioncino alla costantino giallo con righe nere: una vera finezza di abbinamento stilistico-sentimentale. lui aveva comprato coca-cola, cipster, ringo, bomboniere, birra chiara e M&Ms e continuamente chiedeva alla sua fidanzata di fargli compagnia nella luculliana merenda. lei rispondeva con tranquillità: t'agg itt che nun ne vogl. statt nu poc zitt mò (trad. ti ho detto che non gradisco, fai silenzio per piacere). intanto il gruppo dietro bobbysolo continuava con le sue sagaci e simpatiche considerazioni a voce alta su ogni singola scena del film, al che un tizio seduto vicino gli fa: wagliù e basta mo, nientemeno comme state là avit ittat 30 euro (trad. ragazzi, basta perpiacere, altrimenti avrete gettato via i soldi del biglietto). ma la cosa più bella è successa durante una delle scene più paurose del film - ah il film in questione era Village - in cui la portagonista caccia un urlo sovraumano. dalla fila più in basso si leva un simultaneo urlo di disappunto: sta zoccola! (trad. questa cara ragazza, mi ha fatto prendere un bello spavento). in ogni caso il film era stato molto piacevole e pieno di spunti interessanti, per questo mi sono meravigliata quando appena è finito la metaciaf alla mia sinistra ha esclamato - felice di renderne partecipi tutti i presenti - : che strunzat! (traduzione superflua). la nostra conclusione è stata che da oggi in poi il cinema di sabato è abolito categoricamente. continueremo a fare i finti intellettuali alternativi e assistere agli spettacoli notturni del giovedì. #sabato, 30 ottobre 2004
sono un calciatore sono un calciatore. maurizio costanzo mi avrebbe chiamato il giorno dopo. lui è uno che non perdona. #venerdì, 29 ottobre 2004
ti ricordavi? ebbene si. l'architettura mi fa impazzire.. ma se devo pensare al mio sogno fin da bimbettina (giocavo anche coi mattoncini lego ma quella è un'altra storia) di certo era quello di fare la fumettista (1 anno di comix e poi camilla?), o l'illustratrice, o comunque disegnare disegnare disegnare. rimosso perchè non coltivato e perchè già catalogato da tempo tra gli impossibili. ma oggi, guardando il blog di eriadan (nessun paragone, lui è un professionista, semplicemente) mi sono tornati alla mente un mare di ricordi fatti di tratti a matita e carboncino. leggera malinconia. comunque niente paura, mi consolo disegnando bigliettini d'auguri d'ogni sorta come quello per l'ultimo matrimonio.
#giovedì, 28 ottobre 2004
voglia di studiare saltami addosso la tua voglia di studiare è pressochè vicina allo zero? la tua limitata concentrazione ti permette al massimo di seguire programmi tv con trame del calibro di quelle di un posto al sole? il tuo morale è sceso sotto le ballerine con fibbietta che hai appena comprato? ho il rimedio per te (anzi per me, per te nin zo). basta andare da amodio (leggi la cartoleria più stupendissima di napoli, nonchè fornitissima di articoli essenziali e utilissimi tipo carta da lettere di hello kitty o brogliacci con copertina rigida alla klimt [la topa diddle no vi prego...]) e comprare qualcosa di nuovo da utilizzare durante lo studio. io per esempio ho preso un paio di matitoni colorati chiatti chiatti... e non vedo l'ora di sottolineare di nuovi colori scintillosi le pagine che mi restano da studiare. vado. #martedì, 26 ottobre 2004
sul perchè non iscriversi alla facoltà di architettura (di napoli) ero partita con le migliori intenzioni. oggi iniziavano i corsi (già questo la dice tutta, siamo solamente a novembre..ma si, in fondo potevamo fare pure un ponte fino a dopo natale!) e io ero lì, MEZZ'ORA IN ANTICIPO, seduta in SECONDA FILA (più avanti non è mai capitato) ad aspettare vittoriosa che si facessero le 9 ed entrasse il prof di progettazione. intanto, da diligente studentessa, mi leggiucchiavo l'oroscopo e il gossip su leggoNapoli... leggiucchi che ti rileggiucchi lo sguardo mi cade sull'orologio: le 10.00. un'aula iperaffollata (e permettetemi di dire signore e signori che questo tempo incerto fa aumentare vertiginosamente le puzzette di sudore nell'aria) e nessun'ombra di prof, nè di assistente, ma che dico neanche di custode, al'orizzonte. un'ora dopo, con la coda tra le gambe, i primi studenti (tra cui la sottoscritta) lasciavano l'aula LA; mentre attraverso il cortile assorta al pensiero della sfogliatella riccia che mi merito come premio di consolazione, sento strani brusii nell'aria. purtroppo brusii conosciuti, già capitati, altre, innumerevoli, volte. si vocifera che la lezione si sta tenendo in un'aula diversa da quella segnata sull'orario, un'aula che guardacaso si trova a circa 1 km di strada. da fare a piedi. iniziamo la corsa. io e il mio nuovo ciuffo alla sampei (maledetta parrucchiera quando me li aveva fatti per il matrimonio non erano così) attraversiamo folle inferocite di turisti, strade di pastori, odore di cornetti, e giungiamo all'edificio in questione (puff, pant) dove ci attendono quattro piani di scale senza ascensore. e sono scale con la S maiuscola, con delle alzate degli scalini di 20 cm... sti bastardi di palazzi 700eschi. ormai priva di ogni decoro avessi avuto stamane uscendo da casa finalmente raggiungo la tanto agognata aula. lì dentro trascorrerò le successive due ore, in piedi, mentre il prof segna tutti gli iscritti e assegna loro i temi d'anno uno ad uno. il resto è storia conosciuta di una donna che torna a casa incazzata nera. ora. la domanda è: ma un cazzo di avviso no, eh? a proposito, qualcuno sa perchè, mentre in tutta italia iniziano i primi freschi, qui a napoli è ancora agosto?.. ehi lassu! qualcuno si ricorda di noi? no dico, quando me li volete far mettere sti stivaletti invernali??? #sabato, 23 ottobre 2004
il matrimonio del mio migliore capo oggi si è sposato il mio archi-capo e forse è la prima volta che non ho sofferto di una lunga ed estenuante cerimonia in vita mia. per farvi capire: il mio capo è il tipo che mentre tutti erano intenti a spinare spigole fumanti e raccogliere verdurine alla giulienne dai piatti di ceramica di capodimonte, si è avvicinato a me e al mio ragazzo e con fare inquisitorio ci ha chiesto: ma voi non dovete andare a spostare la macchina? .... alla nostre facce a forma di punto interrogativo è seguita la sua spiegazione: ci stiamo organizzando nel parcheggio con un pò di fumo venite pure voi ja ja (con tanto di occhiolino). infatti gli amici rasta del mio capo, vestiti perfettamente in tono al clima bucolico del luogo, si erano premuniti di erbe di vario genere. il mio capo è alto un metro e cinquanta e la sua neo-moglie dieci centimetri in più, ma lui accetta con maschia fierezza la sua inferiorità e si vanta del soprannome affibiatogli da lei: nano malefico. il mio capo odia le convenzioni e i convenevoli e quando ha finito di fare le foto per l'album di nozze si è avvicinato a me e mi ha sussurrato: menomale che abbiamo finito presto presto, se no mi scoppiavano le palle. rispetto a tutti gli altri innumerevoli archi che c'erano alla cerimonia, al nostro tavolo, lui è uno che fa poche chiacchiere e molti fatti. sul cantiere gli operai lo chiamano l'architett' curt', ma è l'unico che sa cos'è l'intonaco o come si appoggia un mattone sull'altro. il mio capo quando ha visto la sua ragazza che varcava la soglia della chiesa l'ha fissata dritto negli occhi per tutto il tempo mentre camminava, finchè nn si è inginocchiata affianco a lui, e quando il prete ha detto: vuoi tu archi prendere lei come tua leggittima bla bla... lui ha risposto con un filo di voce: ...I. il mio capo quando lavoriamo dieci ore allo studio fa salire sempre il ragazzo del bar a portarci il caffè, gli da 30 centesimi ricordandogli che gli architetti non sono gente ricca e lo saluta con una pacca sulla spalla, e poi si beve sempre il fondo del bicchierino freddo che ho lasciato e dice: lasci il meglio!. il mio capo ha detto che il regalo di matrimonio che gli ho fatto vale più di duemila euro perchè si vede che è fatto col cuore, e il bigliettino che gli ho disegnato se lo incornicerà. cinque minuti dopo mi ha lasciato dieci numeri di telefono e la lista delle mille cose da fare mentre lui sarà in spagna. stasera prima di andare via l'ho salutato con un abbraccio e posso affermare con soddisfazione di aver partecipato per la prima volta in vita mia ad una festa che mi apparteneva. nel senso che mi sono emozionata e ho gioito con loro in ogni momento. il mio capo è un mito. e abbasso i matrimoni dei parenti. #mercoledì, 20 ottobre 2004
e... vuoi da bere.. vieni qui.. tu per me te lo dico sottovoce amo te.. come non ho fatto in fondo con nessuno resta qui un secondo (avresti mai pensato di emozionarti ascoltando questa canzone? avresti mai pensato di ricordare come una delle cose più care della tua vita il concerto di vasco??? eppure anche tu sei diventata una vecchia bacucca melensa ) riordino il casino lasciato da te mentre correvi al lavoro. sul letto sembra sia stato scannato un porcellino e invece per fortuna significa solo che non ci saranno marmocchi in giro per un altro bel pò di tempo (fiù). corro a lavoro anche io: mi aspettano chilometri di mattonelle da mettere alle pareti nel progetto del polifunzionale. conversazione di ieri col capo: capo: a che punto sei? cami: ho appena finito i bagni. capo: ah bene svetlana ora fai i piatti per piacere che ho ospiti a casa stasera [ah gli architetti, schiavi della satira!]
#giovedì, 14 ottobre 2004
#martedì, 05 ottobre 2004
Nessun sogno è interamente sogno Se avete già visto eyes wide shut (come ho fatto io) prima di leggere doppio sogno, state sicuri che rimarrete sorpresi. Il romanzo - in realtà un racconto di 100 pagine che si legge in un pomeriggio - è prima di tutto ambientato in un’altra epoca, in un tardo ottocento dove le carrozze prendono il posto delle auto, i cocchieri il posto degli autisti e un corpo nudo di donna è ancora capace di sconvolgere mente e corpo di un uomo – e che i tempi siano cambiati lo dimostra il fatto che nel film bisogna ricorrere a scene orgiastiche per ottenere lo stesso sorprendente effetto. La cosa che colpisce, nel modo di scrivere di Schnitzler, è che riesce a trasmetterci tutta l’angoscia, l’ansia, il desiderio ruggente e il dolore improvviso ricorrendo ad una prosa lenta e limata: le pagine sono scorrevoli, la punteggiatura è attenta, le frasi cadenzate, l’impressione è che a raccontare sia un gentiluomo d’altri tempi, e in effetti. Eppure chi l’avrebbe detto che in un’epoca ancora non dominata dal mito della velocità e dell’efficienza ad ogni costo, le angosce della mente umana fossero le stesse precise: gli ingranaggi della mente, che proprio nel momento in cui sembravano aver iniziato a funzionare a regime, proprio quando tutti i pezzi erano stati riparati e il meccanismo procedeva perfetto, vanno in tilt. Un piccolo evento insignificante ci palesa improvvisamente la nostra insoddisfazione, una molla salta: nonostante tutti i traguardi che ci eravamo proposti siano stati raggiunti qualcosa non torna, siamo spinti a cercare ancora, ci chiediamo a quali meraviglie stiamo rinunciando noi spettatori assenti in un mondo brulicante di emozionanti esperienze. È l’oceano profondo della mente, nessuno di noi può prenderlo in giro. Smettiamola di evitare pigramente di farci domande. Facciamoci quelle giuste anche se non ammetteranno un’unica appagante risposta.
Doppio Sogno, A. Schnitzler [1926] edizione biblioteca di repubblica #lunedì, 04 ottobre 2004
avevo detto di aver salutato il mare per quest'anno? beh, sbagliavo. sabato pomeriggio alle 16 ricevo una sua telefonata: "con questo sole partirei proprio". dopo mezz'ora eravamo in autostrada e dopo due giorni eccoci qua tutti coloriti in mezzo ai primi maglioncini di filo per strada. lo amo, decisamente.
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